Perché valutare il rischio cardiaco prima di un intervento
Le malattie del cuore sono molto comuni e, quando una persona deve affrontare un intervento chirurgico non legato al cuore, è importante capire il rischio di problemi cardiaci durante o dopo l'operazione. Ad esempio, entro 30 giorni dall'intervento, circa il 2,5% delle persone può avere un infarto o morire, percentuale che sale oltre il 6% per chi fa una chirurgia vascolare (cioè che riguarda i vasi sanguigni).
Molti di questi problemi si manifestano senza sintomi evidenti, quindi si usano esami specifici per identificarli, come la misurazione della troponina, una sostanza che indica danni al cuore.
Come si valuta il rischio
Le linee guida mediche propongono un metodo che considera:
- Il tipo di intervento chirurgico previsto;
- La presenza o assenza di condizioni di rischio clinico;
- La capacità funzionale del paziente, cioè quanto riesce a svolgere attività fisica senza problemi.
Queste raccomandazioni sono basate soprattutto sull'esperienza degli esperti e non sempre su prove scientifiche certe, quindi sono da considerarsi come indicazioni utili ma non definitive.
I primi passi della valutazione
Il processo inizia con tre semplici domande:
- L'intervento è urgente o di emergenza?
- Il paziente ha condizioni cliniche attive gravi, come infarto recente, insufficienza cardiaca, aritmie o problemi alle valvole del cuore?
- L'intervento è a basso rischio (cioè con meno dell'1% di probabilità di infarto o morte)?
Se l'intervento è urgente, la valutazione cardiologica può aiutare a gestire il paziente, ma non può fermare l'intervento. Se ci sono condizioni gravi attive, serve un trattamento immediato. Se il rischio è basso, si procede direttamente all'intervento senza ulteriori test.
Il ruolo della capacità funzionale
La capacità funzionale è molto importante per decidere se fare ulteriori test. Se una persona riesce a fare attività fisica moderata senza problemi, anche se ha una malattia cardiaca, la sua prognosi è buona e non serve fare altri esami. Se invece non riesce a salire due piani di scale o a camminare una breve distanza senza sintomi, è necessario valutare meglio il rischio.
Bisogna però ricordare che la ridotta capacità funzionale può dipendere da molte cause diverse, non solo da problemi cardiaci, quindi la decisione deve essere personalizzata.
Quando è utile lo stress test preoperatorio
Lo stress test è un esame che valuta come il cuore risponde a uno sforzo, simulato con esercizio o farmaci. Negli ultimi anni, le indicazioni per questo test sono cambiate perché è stato dimostrato che fare una procedura per migliorare il flusso sanguigno al cuore (rivascolarizzazione) prima dell'intervento non riduce significativamente i problemi cardiaci.
Le linee guida attuali suggeriscono di fare lo stress test solo in alcune situazioni:
- Pazienti con almeno 3 fattori di rischio clinico (come malattia coronarica, insufficienza cardiaca, malattie dei vasi cerebrali, diabete, insufficienza renale) che devono fare un intervento ad alto rischio;
- Pazienti con 2 o meno fattori di rischio che devono fare un intervento ad alto rischio, o con rischio chirurgico intermedio, possono considerare il test.
L'importante è che il risultato del test possa cambiare il modo di gestire il paziente.
Limiti e considerazioni sull'uso dei test
Studi recenti hanno mostrato che fare lo stress test o intervenire con la rivascolarizzazione non sempre migliora i risultati per il paziente. Inoltre, fare questi test può ritardare l'intervento e comportare rischi propri.
Molti medici possono essere portati a fare più test per precauzione, soprattutto in situazioni di incertezza o per motivi medico-legali. Tuttavia, è importante ricordare che la valutazione principale rimane una buona anamnesi (raccolta della storia medica) e una visita clinica accurata.
Altri fattori di rischio importanti
Oltre alla malattia coronarica, altre condizioni come lo scompenso cardiaco e la fibrillazione atriale (un tipo di aritmia) possono aumentare il rischio di problemi dopo l'intervento. Studi recenti hanno evidenziato che questi pazienti hanno un rischio maggiore di mortalità nei 30 giorni successivi all'operazione rispetto a chi ha solo malattia coronarica.
È importante quindi che la ricerca futura approfondisca questi aspetti per migliorare la sicurezza dei pazienti.
In conclusione
La valutazione del rischio cardiaco prima di un intervento chirurgico non cardiaco è fondamentale per proteggere la salute del paziente. Non tutti hanno bisogno di test non invasivi come lo stress test: questi sono indicati soprattutto in presenza di fattori di rischio elevati e quando il risultato può influenzare le scelte mediche. La base rimane sempre una buona raccolta della storia clinica e una visita attenta. Ogni decisione deve essere personalizzata e basata sulle linee guida attuali, tenendo conto dei benefici e dei limiti degli esami disponibili.