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Articolo per pazienti Pubblicato: 23/12/2011 Lettura: ~4 min

Screening e trattamento del forame ovale pervio nei subacquei: indicazioni e controversie

Fonte
Elena Guerra, Cardiologia Interventistica, San Camillo Forlanini

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Elena Guerra Aggiornato il 07/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1011 Sezione: 24

Introduzione

Il forame ovale pervio (PFO) è una condizione presente in molte persone e può influenzare la sicurezza durante le immersioni subacquee. Questo testo spiega in modo chiaro le indicazioni e le controversie riguardanti lo screening e il trattamento del PFO nei subacquei, con l'obiettivo di fornire informazioni utili e rassicuranti sul tema.

Che cos'è la malattia da decompressione (MDD)

La malattia da decompressione è un problema che può insorgere durante la risalita dall'immersione subacquea. Durante la discesa, si formano piccole bolle di gas nel sangue e nei tessuti. Se queste bolle sono piccole, vengono assorbite dai polmoni senza problemi. Se sono più grandi, possono causare danni ai polmoni o bloccare i vasi sanguigni.

In alcune persone, queste bolle possono passare dal sangue venoso a quello arterioso attraverso un'apertura chiamata forame ovale pervio (PFO). Questo può portare a sintomi neurologici o cutanei della malattia da decompressione. Il PFO è presente in circa un quarto o un terzo della popolazione generale.

Il ruolo del forame ovale pervio (PFO) nella malattia da decompressione

Studi scientifici hanno cercato di capire se il PFO sia una causa diretta della malattia da decompressione nei subacquei. Alcune ricerche mostrano che un PFO con un passaggio importante di bolle aumenta il rischio di sintomi neurologici subito dopo l'emersione. Altri studi non hanno trovato una relazione chiara.

In generale, il rischio assoluto di malattia da decompressione rimane basso, ma è maggiore in presenza di un PFO significativo.

Screening e diagnosi del PFO nei subacquei

Per individuare un PFO si utilizza un esame chiamato ecocontrastografia transesofagea, che permette di vedere il passaggio di bolle tra le due parti del cuore. Altri test come l'ecodoppler transcranico con contrasto e l'emogasanalisi possono aiutare a valutare il rischio.

Indicazioni al trattamento e linee guida

  • Le linee guida del CONI considerano la presenza di PFO una controindicazione per l'attività subacquea agonistica e suggeriscono la chiusura del PFO con un dispositivo percutaneo in chi vuole continuare a immergersi.
  • Il DAN e le linee guida svizzere ritengono che il PFO sia un fattore che può aumentare il rischio, ma non la causa principale della malattia da decompressione. Per questo non raccomandano uno screening di routine nei subacquei senza sintomi.
  • Nei subacquei con una storia di malattia da decompressione e sintomi neurologici è invece consigliata una valutazione specifica per il PFO.

Misure di sicurezza per subacquei con PFO

Se un subacqueo ha un PFO e ha avuto problemi di decompressione, può essere invitato a sospendere l'attività subacquea. Se decide di continuare, si raccomandano alcune precauzioni per ridurre il rischio, come:

  • Limitare la profondità delle immersioni a 25-30 metri.
  • Fare immersioni di breve durata e seguire le curve di sicurezza.
  • Eseguire soste di sicurezza durante la risalita.
  • Effettuare una sola immersione al giorno.
  • Usare miscele di gas con meno azoto (come il Nitrox).
  • Evitate manovre che aumentano la pressione nel torace durante la risalita (come la manovra di Valsalva).
  • Limitare lo sforzo fisico nei 30 minuti dopo l'emersione.

Chiusura del PFO con dispositivo

La chiusura del PFO con un piccolo dispositivo inserito tramite catetere può ridurre il rischio di eventi neurologici da decompressione. Tuttavia, non esistono ancora studi clinici che dimostrino con certezza l'efficacia di questa procedura per tutti i subacquei.

Questa opzione è raccomandata soprattutto per subacquei professionisti che hanno avuto episodi di malattia da decompressione e un PFO importante.

Percorso diagnostico e terapeutico in Italia

Alcuni centri specializzati in medicina iperbarica, come quello di Ravenna, hanno sviluppato un percorso che combina diverse valutazioni per decidere il miglior approccio:

  • Test con ecodoppler transcranico per valutare il passaggio di bolle.
  • Emogasanalisi e ossimetria per controllare la quantità di ossigeno nel sangue.
  • Se necessario, ecocontrastografia transesofagea per misurare la dimensione del PFO.
  • Valutazione del rischio basata sulla storia clinica e su eventuali lesioni cerebrali.
  • Decisione tra chiusura del PFO o misure preventive durante le immersioni.
  • Dopo la chiusura, un programma di immersioni controllate e controlli periodici per verificare l'assenza di problemi residui.

In conclusione

Il forame ovale pervio è una condizione comune che può aumentare il rischio di malattia da decompressione nei subacquei, soprattutto se associato a sintomi neurologici. Lo screening e il trattamento devono essere personalizzati, valutando attentamente i rischi e i benefici. Le linee guida attuali non raccomandano uno screening di routine nei subacquei senza sintomi, mentre suggeriscono una valutazione approfondita in chi ha avuto episodi di malattia da decompressione. La chiusura del PFO può essere utile in alcuni casi, ma non è ancora considerata una soluzione definitiva per tutti.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Elena Guerra

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