Che cosa è stato studiato
Lo studio ha coinvolto 83 persone con cirrosi epatica e ipertensione portale, una condizione in cui la pressione nelle vene del fegato è troppo alta. Tutti avevano varici esofagee, cioè vene dilatate nell'esofago, e una pressione venosa epatica (HVPG) superiore a 12 mmHg, un valore considerato elevato.
Il farmaco utilizzato è stato il nadololo, un tipo di beta-bloccante che può abbassare la pressione nelle vene del fegato. I ricercatori hanno misurato la pressione prima di iniziare il trattamento e poi dopo uno e tre mesi di terapia.
Cosa è stato osservato
- Durante un periodo di osservazione di circa 4 anni, 52 pazienti su 83 (62%) hanno avuto almeno un episodio di scompenso, cioè un peggioramento della malattia.
- In 81% di questi casi, il primo segno di peggioramento è stato l'ascite, cioè l'accumulo di liquido nell'addome.
- Una riduzione della pressione venosa epatica (HVPG) di almeno il 10% grazie al nadololo è stata il miglior indicatore per prevedere una minore probabilità di sviluppare ascite.
Risultati importanti
- I pazienti che hanno ottenuto una riduzione della HVPG di almeno il 10% avevano meno probabilità di sviluppare ascite (19% rispetto al 57% di chi non ha risposto al trattamento dopo 3 anni).
- Questi pazienti avevano anche meno probabilità di avere ascite difficile da trattare (ascite refrattaria) e meno rischio di sviluppare una complicanza grave chiamata sindrome epato-renale, che riguarda il funzionamento di fegato e reni.
In conclusione
Nei pazienti con cirrosi epatica e ipertensione portale, il trattamento con nadololo che riduce la pressione venosa epatica di almeno il 10% può diminuire significativamente il rischio di accumulo di liquido nell'addome e altre complicanze gravi. Questo suggerisce che il controllo della pressione nelle vene del fegato è importante per migliorare la prognosi in queste persone.