Che cosa è stato studiato
Lo studio HOST-ASSURE ha coinvolto 3.755 pazienti in Corea del Sud che avevano ricevuto uno stent coronarico, un piccolo dispositivo per mantenere aperte le arterie del cuore. I pazienti sono stati divisi in due gruppi:
- Un gruppo ha ricevuto aspirina e una dose aumentata di clopidogrel (150 mg al giorno).
- L'altro gruppo ha ricevuto aspirina, clopidogrel alla dose standard (75 mg al giorno) e cilostazolo (100 mg due volte al giorno).
Risultati principali
Nei primi 7 giorni e fino a un mese dopo l'intervento, non sono state trovate differenze significative tra i due gruppi riguardo a:
- Mortalità: 0,4% in entrambi i gruppi.
- Infarto miocardico non fatale (IMA): 0,7% senza cilostazolo e 0,4% con cilostazolo.
- Trombosi dello stent (formazione di coaguli nel dispositivo): 0,4% senza cilostazolo e 0,2% con cilostazolo.
- Stroke (ictus): 0,2% senza cilostazolo e 0,1% con cilostazolo.
- Sanguinamenti maggiori: 0,4% in entrambi i gruppi.
Altri dati importanti
La reattività delle piastrine, cioè la loro tendenza a formare coaguli, era più bassa nel gruppo che assumeva cilostazolo, sia nelle prime 12-24 ore dopo la dose iniziale, sia dopo un mese. Questo suggerisce un effetto più marcato del farmaco nel prevenire la formazione di coaguli.
Il beneficio complessivo, considerando morte cardiovascolare, infarto, ictus, trombosi dello stent e sanguinamenti maggiori, è stato simile nei due gruppi: 1,2% nel gruppo con cilostazolo e 1,4% nel gruppo con dose aumentata di clopidogrel.
Uso del cilostazolo
Il cilostazolo è un farmaco usato soprattutto in Asia per prevenire problemi dopo l'impianto di stent. Negli Stati Uniti, invece, è poco utilizzato in questo contesto e viene principalmente impiegato per trattare una condizione chiamata claudicatio intermittens, che causa dolore alle gambe durante la camminata.
In conclusione
Lo studio HOST-ASSURE mostra che aggiungere cilostazolo alla terapia con aspirina e clopidogrel è altrettanto efficace e sicuro rispetto al raddoppio della dose di clopidogrel dopo l'inserimento di uno stent coronarico. Entrambe le strategie riducono in modo simile il rischio di eventi cardiovascolari e sanguinamenti maggiori.