Che cosa è successo al paziente?
Un uomo di 43 anni, durante una visita a casa per la madre, ha detto al medico di famiglia di sentirsi un po' più stanco da circa un mese. Il medico, ascoltando il cuore, ha notato un battito irregolare chiamato aritmia. Per questo lo ha mandato al pronto soccorso (PS) dell'ospedale più vicino.
Gli esami fatti in ospedale
Al pronto soccorso è stato fatto un elettrocardiogramma (ECG), che ha mostrato una fibrillazione atriale con una frequenza cardiaca di circa 120 battiti al minuto, cioè un battito veloce e irregolare.
Per capire meglio la situazione, sono stati fatti altri esami:
- Esami di laboratorio di routine
- Radiografia del torace
- Visita specialistica cardiologica
La visita cardiologica e la storia del paziente
Il paziente ha raccontato di non avere problemi di salute importanti prima di questo episodio. Lavora come rappresentante e ha notato solo una leggera stanchezza nell'ultimo mese. Non ha mai avuto dolore al petto, difficoltà a respirare, svenimenti o sensazioni di battito cardiaco accelerato. Nessun familiare ha avuto malattie cardiache gravi. Non assume alcol o droghe e non ha avuto infezioni importanti.
L'esame ecocardiografico
È stato fatto un ecocardiogramma transtoracico (TT), un esame che usa gli ultrasuoni per vedere il cuore. Ha mostrato:
- Il ventricolo sinistro (la parte principale del cuore che pompa il sangue) è ingrandito e si muove poco, con una funzione ridotta (circa il 25% della normale capacità di contrazione).
- Una lieve perdita della valvola mitrale (che separa due camere del cuore).
- Un leggero ingrandimento dell'atrio sinistro (una camera del cuore).
- Il ventricolo destro è un po' ingrandito e si muove poco.
- Le grandi arterie e l'aorta sono normali.
L'esame è stato fatto mentre il cuore era in fibrillazione atriale e battito veloce.
La terapia iniziale
Il paziente ha iniziato una terapia con:
- Warfarin, un farmaco anticoagulante per prevenire la formazione di coaguli nel cuore, con controlli del sangue per mantenere il valore INR tra 2 e 3.
- Un ACE-inibitore (ramipril), che aiuta il cuore a lavorare meglio e protegge i vasi sanguigni.
- Un beta bloccante (bisoprololo), che rallenta il battito cardiaco e aiuta il cuore.
- Controllo della funzionalità della tiroide, risultata normale.
Ulteriori accertamenti e trattamento
Dopo circa un mese, il paziente ha chiesto un secondo parere in un altro ospedale, dove è stato ricoverato per approfondimenti:
- Coronarografia: esame per controllare le arterie del cuore, risultate normali.
- Ecografia trans-esofagea: un esame per cercare eventuali coaguli nel cuore, che non sono stati trovati.
- DC-Shock: una procedura per riportare il cuore a un ritmo normale, che è stata efficace.
Alla dimissione, la diagnosi era:
Tachiaritmia da fibrillazione atriale trattata con successo, cardiomiopatia dilatativa con funzione ridotta del cuore, senza malattia delle arterie coronarie.
La terapia è stata continuata con amiodarone (per mantenere il ritmo normale), ACE-inibitore, beta bloccante e anticoagulante.
Considerazioni e possibili scelte
La situazione è complessa e ci sono due possibili approcci:
- Ripristinare sempre il ritmo normale con nuovi trattamenti come il DC-Shock, perché il ritmo normale può migliorare la funzione del cuore.
- Mantenere il paziente in fibrillazione atriale se la frequenza cardiaca è controllata e il paziente sta bene, per permettere una migliore gestione dei farmaci e ridurre rischi.
In questo caso, il paziente non avverte problemi importanti con la fibrillazione atriale e la frequenza cardiaca è sotto controllo. Studi scientifici mostrano che in situazioni simili non c'è un aumento dei rischi o un peggioramento della prognosi mantenendo la fibrillazione atriale con frequenza controllata.
In conclusione
Un cuore giovane che si dilata e funziona meno bene può essere causato da una tachicardiomiopatia, cioè un indebolimento del cuore dovuto a un battito troppo veloce e irregolare. La diagnosi si basa su esami come ECG, ecocardiogramma e altri test specialistici. La terapia include farmaci per controllare il ritmo e la frequenza cardiaca, proteggere il cuore e prevenire complicazioni. La scelta di mantenere o meno il ritmo normale dipende dalla situazione clinica e dalla risposta del paziente.