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Articolo per pazienti Pubblicato: 16/04/2024 Lettura: ~3 min

SGLT2-inibitori: efficacia dopo un infarto miocardico

Fonte
ACC Congress 2024

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Alberto Aimo Aggiornato il 01/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Il farmaco empagliflozin, appartenente alla classe degli SGLT2-inibitori, è stato studiato per capire se può aiutare le persone dopo un infarto al cuore. I risultati mostrano effetti importanti sulla prevenzione di problemi legati allo scompenso cardiaco, anche se non sempre si osserva una riduzione significativa della mortalità generale. Qui spieghiamo in modo semplice cosa è emerso dalla ricerca.

Che cosa è stato studiato

Lo studio chiamato EMPACT-MI ha coinvolto 6522 pazienti che avevano avuto un infarto miocardico recente. Questi pazienti non avevano una storia di scompenso cardiaco, ma presentavano almeno un fattore di rischio per questa condizione. Inoltre, avevano una funzione cardiaca ridotta (frazione d’eiezione inferiore al 45%) o segni di congestione che richiedevano trattamento.

I pazienti erano in media di 64 anni, con circa un quarto di donne e un terzo con diabete di tipo 2. Sono stati divisi in due gruppi: uno ha ricevuto empagliflozin 10 mg, l’altro un placebo (farmaco senza principio attivo). Il trattamento è iniziato entro 14 giorni dall’infarto e i pazienti sono stati seguiti per circa 18 mesi.

Risultati principali

L’obiettivo principale dello studio era vedere se empagliflozin riduceva il rischio di ospedalizzazione per scompenso cardiaco o di morte per qualsiasi causa. I risultati hanno mostrato:

  • 8,2% dei pazienti trattati con empagliflozin ha raggiunto questo obiettivo;
  • 9,1% dei pazienti con placebo ha raggiunto lo stesso obiettivo.

Questa differenza non è risultata statisticamente significativa, cioè non si può affermare con certezza che empagliflozin riduca questo rischio in modo chiaro.

Per quanto riguarda la mortalità per qualsiasi causa, non ci sono state differenze importanti tra i due gruppi (5,2% con empagliflozin contro 5,5% con placebo).

Effetti positivi sullo scompenso cardiaco

Nonostante ciò, empagliflozin ha mostrato benefici importanti sugli eventi legati allo scompenso cardiaco:

  • riduzione del 23% del rischio di prima ospedalizzazione per scompenso;
  • riduzione del 33% del rischio di tutte le ospedalizzazioni per scompenso, comprese quelle ripetute;
  • riduzione del 31% del rischio combinato di morte per scompenso o ospedalizzazioni per scompenso.

Inoltre, tra i pazienti che non assumevano farmaci per lo scompenso al momento della dimissione dopo l’infarto, quelli trattati con empagliflozin avevano meno probabilità di iniziare queste terapie nei sei mesi successivi.

Considerazioni e limiti dello studio

  • Non è stato previsto un controllo centrale per verificare con precisione gli eventi riportati;
  • nell’obiettivo principale sono state incluse anche morti non legate al cuore, che probabilmente non sono influenzate da empagliflozin;
  • il periodo di osservazione di circa 18 mesi potrebbe essere troppo breve per valutare completamente gli effetti sulla mortalità legata allo scompenso.

In conclusione

Empagliflozin non ha mostrato una riduzione significativa del rischio combinato di ospedalizzazione per scompenso o morte dopo un infarto, ma ha dimostrato di ridurre in modo importante le ospedalizzazioni legate allo scompenso cardiaco. Questi risultati suggeriscono che il farmaco può essere utile per prevenire o ritardare problemi legati allo scompenso in pazienti a rischio dopo un infarto.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Alberto Aimo

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