Che cosa è stato studiato
Nel 2005, un gruppo di ricercatori ha valutato diverse misure legate al peso e alla salute cardiaca in persone della popolazione generale di Monza, in Italia. Tra queste misure c'erano:
- BMI (Indice di Massa Corporea), che indica il rapporto tra peso e altezza;
- Circonferenza vita (WC), che misura il grasso accumulato nella zona addominale;
- Pressione sanguigna misurata in diversi momenti della giornata;
- Frequenza cardiaca e variabili metaboliche, cioè parametri legati al metabolismo e al funzionamento del corpo.
I partecipanti sono stati seguiti per circa 12 anni per osservare quanti eventi cardiovascolari (come infarti o ictus) e quante morti legate a problemi cardiaci o a qualsiasi causa si sono verificati.
Risultati principali
- Valori più alti di BMI e circonferenza vita erano collegati a un aumento della pressione sanguigna e a una sua variabilità irregolare durante il giorno.
- Le alterazioni metaboliche erano più evidenti in chi aveva valori più elevati di BMI e circonferenza vita.
- Il colesterolo "buono" (HDL) risultava più basso in chi aveva un BMI e una circonferenza vita maggiori.
- Il rischio di eventi cardiovascolari e di morte aumentava progressivamente dal gruppo con valori più bassi a quello con valori più alti di BMI e circonferenza vita.
Importanza del BMI iniziale
Quando si è considerato l'effetto di altri fattori che possono influenzare il rischio, è emerso che solo il valore iniziale del BMI rimaneva un predittore significativo della mortalità per cause cardiovascolari. In altre parole, un aumento del BMI all'inizio dello studio era associato a un rischio maggiore di morte per problemi cardiaci, indipendentemente da altri fattori.
In conclusione
Lo studio PAMELA conferma che il valore iniziale dell'indice di massa corporea è un indicatore importante per prevedere il rischio di mortalità cardiovascolare. Questo suggerisce che il peso corporeo, valutato con il BMI, ha un ruolo centrale nella salute del cuore e dei vasi sanguigni.