Che cosa è successo alla paziente
Una donna di 77 anni, con diabete e pressione alta, soffriva di una malattia del sangue chiamata malattia di Von Willebrand tipo 2B. Questa condizione rende più facile sanguinare perché altera una proteina importante per la coagulazione del sangue.
La paziente è arrivata in ospedale con un infarto miocardico acuto senza sopraslivellamento del tratto ST, un tipo di attacco cardiaco che non mostra un segno tipico all’elettrocardiogramma ma che indica una riduzione del flusso di sangue al cuore.
Come è stato valutato il rischio
Per decidere il trattamento, i medici hanno valutato due rischi importanti:
- Rischio ischemico: la possibilità che il cuore subisca danni gravi o che la paziente possa avere un altro infarto o morire. È stato calcolato con un punteggio chiamato GRACE risk-score, risultato alto (240).
- Rischio emorragico: la possibilità di sanguinamenti gravi, valutato con un altro punteggio chiamato CRUSADE Bleeding Score, anch’esso alto (55), aumentato ulteriormente dalla malattia di Von Willebrand.
Il trattamento scelto
Data la gravità della situazione, si è deciso di intervenire rapidamente con una procedura chiamata angioplastica coronarica, che serve a riaprire l’arteria bloccata nel cuore.
Prima della procedura, la paziente ha ricevuto un farmaco chiamato ticagrelor per prevenire la formazione di coaguli, ma in monoterapia (cioè da solo, senza altri farmaci simili) per ridurre il rischio di sanguinamento.
Durante l’intervento, è stato usato un accesso tramite l’arteria del polso (approccio radiale), che è meno invasivo e riduce il rischio di emorragie.
È stato inoltre somministrato un altro farmaco, bivalirudina, che aiuta a prevenire la formazione di coaguli durante la procedura, e la paziente ha ricevuto anche fattore VIII umano per via endovenosa per aiutare la coagulazione, dato il suo disturbo del sangue.
È stato impiantato uno stent a rapida endotelizzazione, un piccolo tubicino che mantiene aperta l’arteria, progettato per favorire una rapida guarigione e permettere eventualmente una sospensione precoce della terapia antiaggregante se necessario.
Il decorso e il follow-up
La paziente ha avuto un decorso senza complicazioni e dopo sei giorni è stata dimessa con una terapia che includeva ticagrelor in monoterapia, insieme ad altri farmaci per il cuore e la pressione.
Al controllo dopo sei mesi, non sono state riscontrate né nuove occlusioni coronariche né problemi di sanguinamento.
Considerazioni generali
Con l’invecchiamento della popolazione, sempre più persone anziane presentano infarti e altre malattie cardiache complesse, spesso associate a condizioni che aumentano il rischio di sanguinamento.
Non esistono ancora linee guida specifiche per il trattamento di pazienti con malattie congenite del sangue come la malattia di Von Willebrand che hanno un infarto.
In questo caso, la strategia adottata ha incluso:
- Uso di ticagrelor da solo come terapia antiaggregante
- Accesso radiale per ridurre il rischio di sanguinamento
- Uso di bivalirudina durante la procedura
- Impianto di uno stent che favorisce una rapida guarigione
- Somministrazione di fattore VIII per aiutare la coagulazione
In conclusione
In una paziente anziana con un infarto e una malattia del sangue che aumenta il rischio di sanguinamento, è stato possibile effettuare un trattamento invasivo precoce con un approccio attento e personalizzato. L’uso di una singola terapia antiaggregante con ticagrelor si è dimostrato efficace e sicuro, senza complicazioni di sanguinamento o nuove ischemie anche a sei mesi dalla procedura.