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Articolo per pazienti Pubblicato: 20/08/2012 Lettura: ~3 min

Compatibilità tra risonanza magnetica e dispositivi cardiaci impiantabili

Fonte
Federica Censi, Eugenio Mattei, Dipartimento di Tecnologie e Salute, Istituto Superiore di Sanità

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Federica Censi Aggiornato il 06/02/2026

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Categoria: 1085 Sezione: 29

Introduzione

La risonanza magnetica (MRI) è una tecnica molto utile per ottenere immagini dettagliate del corpo senza usare radiazioni. Tuttavia, per chi ha impiantati pacemaker o defibrillatori, l'esame MRI è stato a lungo considerato rischioso. Negli ultimi anni, la ricerca ha trovato modi per rendere più sicuro questo esame anche per questi pazienti, grazie a dispositivi compatibili con la risonanza magnetica sotto certe condizioni.

Che cos'è la risonanza magnetica e perché è importante

La risonanza magnetica (MRI) è una tecnica che permette di vedere immagini molto dettagliate del corpo, specialmente dei tessuti molli come il cuore o il cervello. Questo esame non usa radiazioni, ma campi magnetici e onde radio per creare immagini in 3D.

Il problema con pacemaker e defibrillatori impiantabili

Molte persone hanno dispositivi medici impiantati come pacemaker o defibrillatori per aiutare il cuore a funzionare correttamente. Questi dispositivi, chiamati dispositivi medici impiantabili attivi (DMIA), in passato erano considerati incompatibili con la risonanza magnetica a causa dei rischi che i campi magnetici potevano causare.

Si stima che nel corso della vita, fino al 40-75% di chi ha questi dispositivi potrebbe aver bisogno di un esame MRI, ma spesso gli viene negato per sicurezza.

Come funziona la risonanza magnetica e i suoi campi magnetici

I sistemi MRI usano tre tipi di campi magnetici:

  • Campo magnetico statico: sempre acceso, allinea gli atomi di idrogeno nel corpo.
  • Campo a radiofrequenza (RF): onde che vengono inviate solo durante la scansione per eccitare gli atomi.
  • Campi di gradiente: campi variabili che aiutano a localizzare le immagini nello spazio.

Effetti di questi campi sui dispositivi impiantati

Campo magnetico statico

Questo campo può esercitare una forza meccanica sul dispositivo, ma i materiali moderni (come il titanio) usati per i pacemaker lo rendono un effetto trascurabile, simile alla forza di gravità.

Campi di gradiente

Questi campi variabili possono indurre correnti elettriche sugli elettrocateteri (i fili che collegano il dispositivo al cuore). Queste correnti possono interferire con il funzionamento del pacemaker, facendo sì che il dispositivo interpreti segnali errati o stimoli il cuore in modo non voluto, con possibili aritmie temporanee durante l'esame.

Per questo motivo, nei dispositivi compatibili con MRI (detti MRI-conditional), il pacemaker viene programmato in modo speciale durante la scansione e il paziente è monitorato attentamente.

Campo a radiofrequenza (RF)

Il campo RF può causare il riscaldamento dei tessuti vicino alla punta dell'elettrocatetere a causa delle correnti indotte. Questo riscaldamento può danneggiare il tessuto e alterare il funzionamento del dispositivo.

Gli studi hanno mostrato che il grado di riscaldamento dipende da:

  • La forma e la posizione dell'impianto;
  • La struttura dell'elettrocatetere;
  • La potenza e la frequenza del campo RF (diversa tra scanner da 1.5 Tesla e 3 Tesla).

Per questo motivo, i dispositivi MRI-conditional sono progettati per limitare questo riscaldamento e sono generalmente utilizzabili solo con scanner a 1.5 Tesla, con alcune restrizioni sull'area del corpo da esaminare.

In conclusione

La ricerca ha permesso di capire i rischi dell'esame MRI per chi ha pacemaker o defibrillatori impiantati e di sviluppare dispositivi compatibili che riducono questi rischi. Questi dispositivi MRI-conditional possono essere usati in sicurezza solo seguendo precise condizioni e con un attento monitoraggio durante l'esame.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Federica Censi

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