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Articolo per pazienti Pubblicato: 31/07/2012 Lettura: ~2 min

Mortalità nei pazienti con infarto e tratto ST elevato non trattati con riperfusione

Fonte
American Journal of Cardiology Volume 110, Issue 4, Pages 509-514, 15 August 2012.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Dott. Leonardo Fontanesi Aggiornato il 06/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

In alcuni casi di infarto miocardico con elevazione del tratto ST (STEMI), non è possibile applicare i trattamenti che aiutano a riaprire le arterie bloccate. Questo studio analizza le cause di questa scelta e i risultati in termini di sopravvivenza, per aiutare a comprendere meglio questa situazione complessa.

Che cosa significa non ricevere terapia di riperfusione

L'infarto con elevazione del tratto ST (STEMI) è una condizione in cui un'arteria del cuore è bloccata, causando danni al muscolo cardiaco. La terapia di riperfusione serve a riaprire l'arteria e ridurre il rischio di morte. Tuttavia, alcuni pazienti non possono ricevere questi trattamenti, come la terapia trombolitica (farmaci che sciolgono il coagulo) o l'intervento coronarico percutaneo (una procedura per aprire l'arteria con un catetere).

Chi sono i pazienti che non ricevono riperfusione

  • In uno studio su 1.126 pazienti con STEMI, 139 non hanno ricevuto la terapia di riperfusione.
  • L'età media di questi pazienti era di circa 80 anni.
  • Il 61% erano donne, il 31% diabetici e il 37% aveva già una malattia delle arterie coronarie.
  • Molti avevano altre malattie importanti o condizioni come danno renale o demenza.
  • Alcuni hanno sviluppato l'infarto più di 24 ore dopo il ricovero.
  • Spesso la decisione di non trattare dipendeva da più motivi insieme, come età avanzata, condizioni di salute gravi, ritardo nella presentazione o preferenze del paziente.

Risultati e mortalità

  • La mortalità durante il ricovero ospedaliero è stata molto alta, con il 53% dei pazienti che non è sopravvissuto.
  • Un anno dopo, la mortalità è salita al 69%.
  • Fattori che aumentavano il rischio di morte erano lo shock cardiogeno (una grave insufficienza del cuore) e la necessità di intubazione (aiuto per respirare).

In conclusione

La scelta di non utilizzare la terapia di riperfusione in questi pazienti è complessa e si basa su molte ragioni, con l'età avanzata come fattore più comune. Purtroppo, i risultati per questi pazienti sono spesso sfavorevoli, con meno della metà che sopravvive fino alla dimissione dall'ospedale.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Dott. Leonardo Fontanesi

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