Chi è la paziente e cosa è successo
La paziente ha 72 anni ed è obesa, con un indice di massa corporea di 32 kg/m2. Soffre di diabete non ben controllato, pressione alta e fuma molto. Prima del ricovero, aveva iniziato a sentire difficoltà a respirare durante sforzi e aveva problemi a dormire distesa.
Il ricovero è avvenuto a causa di un peggioramento improvviso della difficoltà a respirare, accompagnato da una pressione arteriosa molto alta (220/125 mmHg), nonostante stesse assumendo farmaci per la pressione.
Diagnosi e primo intervento
Al pronto soccorso è stata diagnosticata una sindrome coronarica acuta NSTEMI, un tipo di infarto senza l'evidenza di un'ostruzione completa in un elettrocardiogramma, associata a una fibrillazione atriale con battito cardiaco molto rapido.
La paziente è stata trasferita per eseguire una coronarografia, un esame che mostra le arterie del cuore. Questo ha evidenziato una malattia diffusa in tre vasi sanguigni, con una lesione principale nella coronaria destra e altre lesioni in altre arterie.
Scelta del trattamento iniziale
Le linee guida suggeriscono di intervenire rapidamente, entro 24 ore dall'inizio dei sintomi, ma solo sulla lesione principale responsabile del problema, chiamata lesione “culprit”. Questo perché trattare tutte le lesioni in una sola volta non migliora i risultati e può aumentare i rischi durante l'intervento.
Per questo motivo, la paziente è stata sottoposta a angioplastica con inserimento di uno stent non medicato solo nella lesione principale della coronaria destra. Questa scelta è stata anche influenzata dalla presenza della fibrillazione atriale, per limitare la durata della terapia con più farmaci che agiscono sul sangue.
Follow-up e nuova comparsa di sintomi
Dopo l'intervento, la paziente ha effettuato esami per valutare il cuore, ha ricevuto una terapia con diversi farmaci per il cuore e la pressione e ha ripreso un ritmo cardiaco normale grazie a una procedura chiamata cardioversione elettrica.
Era previsto un test di imaging da stress a tre mesi dall'intervento per valutare la situazione, ma la paziente è tornata prima per sintomi di dolore al petto durante lo sforzo.
In questo momento, l'elettrocardiogramma mostrava un ritmo cardiaco normale e la pressione arteriosa era bassa (95/60 mmHg).
Come procedere in caso di sintomi dopo l'intervento
- Non è consigliato ripetere subito la coronarografia, perché la presenza di molte lesioni rende difficile capire quale stia causando i sintomi.
- Non è indicato trattare tutte le lesioni con angioplastica in questo momento, perché non migliora la prognosi e aumenta i rischi.
- È più corretto anticipare il test di imaging da stress per valutare meglio la situazione e decidere il trattamento più appropriato.
In conclusione
In caso di infarto NSTEMI con più lesioni coronariche, è importante intervenire rapidamente solo sulla lesione principale responsabile del problema. Trattare tutte le lesioni subito non porta benefici e può aumentare i rischi. Se dopo l'intervento compaiono nuovi sintomi, è meglio effettuare esami non invasivi per capire la causa prima di decidere ulteriori trattamenti.