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Articolo per pazienti Pubblicato: 16/05/2024 Lettura: ~5 min

Novità sullo scompenso cardiaco dal congresso dell'American College of Cardiology

Fonte
Alberto Aimo, Scuola Superiore Sant’Anna e Fondazione Toscana Gabriele Monasterio, Pisa

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Alberto Aimo Aggiornato il 01/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1311 Sezione: 2

Introduzione

Al congresso dell'American College of Cardiology sono stati presentati nuovi studi importanti sullo scompenso cardiaco e le cardiomiopatie. Questi studi aiutano a capire meglio come trattare e gestire questa condizione, offrendo speranze per migliorare la qualità di vita dei pazienti.

Lo studio ARISE-HF e il farmaco AT-001

Lo studio ARISE-HF ha valutato un farmaco sperimentale chiamato AT-001 in pazienti con diabete di tipo 2 e problemi al cuore. Questo farmaco agisce bloccando un enzima che può danneggiare il cuore e ridurre la sua capacità di rilassarsi. I pazienti coinvolti avevano in media 67 anni e soffrivano di diabete da circa 14 anni. Anche se non avevano sintomi evidenti di scompenso cardiaco, avevano segni che indicavano un rischio aumentato di svilupparlo.

I pazienti sono stati divisi in gruppi che hanno ricevuto diverse dosi di AT-001 o un placebo. Dopo 15 mesi, chi ha preso la dose più alta di AT-001 non ha mostrato peggioramenti nella capacità di esercizio, mentre chi ha preso il placebo ha avuto un calo. Tuttavia, questa differenza non è risultata statisticamente significativa per tutti i pazienti, ma è stata significativa in quelli che non assumevano altri farmaci antidiabetici specifici.

Sacubitril/valsartan e funzione renale

Un altro studio ha analizzato l'effetto del farmaco sacubitril/valsartan in pazienti con scompenso cardiaco e diversi livelli di salute dei reni. Usando una classificazione che valuta la funzione renale e la presenza di proteine nelle urine, i ricercatori hanno diviso i pazienti in gruppi a basso, medio e alto rischio.

Il farmaco ha ridotto il rischio di morte e ospedalizzazioni per problemi cardiaci in tutti i gruppi, senza aumentare i problemi ai reni. Questo suggerisce che il sacubitril/valsartan è sicuro ed efficace anche in pazienti con malattia renale cronica.

Ipotensione e sacubitril/valsartan

Un'analisi del trial PARAGON-HF ha studiato l'ipotensione (pressione bassa) causata dal sacubitril/valsartan in pazienti con scompenso cardiaco e funzione cardiaca normale o leggermente ridotta. Circa il 13% dei pazienti ha avuto episodi di pressione bassa, più frequenti in chi assumeva sacubitril/valsartan rispetto a chi prendeva solo valsartan.

Alcuni fattori aumentavano il rischio di ipotensione, come l'assenza di ipertensione o diabete, una funzione cardiaca più alta, valori alterati di creatinina, fibrillazione atriale e uso di altri farmaci specifici. I pazienti con pressione bassa avevano un rischio maggiore di eventi gravi, come morte o ospedalizzazioni.

In particolare, chi aveva una funzione cardiaca normale (frazione di eiezione ≥60%) era più a rischio di ipotensione senza un chiaro beneficio dal farmaco. Questo indica l'importanza di valutare bene il rapporto rischio-beneficio prima di usare sacubitril/valsartan in questi casi.

Dispositivo di shunt interatriale e scompenso cardiaco

Lo studio RELIEVE-HF ha valutato un dispositivo che crea un piccolo passaggio tra le due camere superiori del cuore (atrio sinistro e atrio destro) per ridurre la pressione nei polmoni nei pazienti con scompenso cardiaco. Il trial ha confrontato l'impianto del dispositivo con una procedura finta (placebo) in 508 pazienti con scompenso a frazione di eiezione ridotta o preservata.

I risultati hanno mostrato che il dispositivo non ha migliorato significativamente la prognosi generale. Tuttavia, i pazienti con scompenso a frazione ridotta hanno avuto meno ospedalizzazioni, mentre quelli con frazione conservata hanno avuto un peggioramento. La qualità della vita è migliorata in tutti i gruppi, probabilmente per un effetto placebo.

Non sono stati segnalati eventi avversi maggiori legati al dispositivo. Sono necessari ulteriori studi per capire se il dispositivo possa aiutare specificamente i pazienti con frazione di eiezione ridotta.

SGLT2-inibitori e cardiopatie congenite

Un altro studio ha esaminato l'uso degli SGLT2-inibitori in adulti con cardiopatie congenite, condizioni cardiache presenti dalla nascita. Questi farmaci, già usati nel diabete e nello scompenso cardiaco, sono stati valutati per sicurezza e benefici in questa popolazione.

Su 174 pazienti trattati, gli SGLT2-inibitori sono risultati generalmente sicuri e ben tollerati. Solo una piccola parte ha avuto effetti collaterali o ha interrotto il trattamento. Inoltre, si è osservata una riduzione significativa delle ospedalizzazioni per scompenso dopo l'inizio della terapia.

Questi risultati sono promettenti e indicano la necessità di ulteriori ricerche per confermare i benefici di questi farmaci nelle cardiopatie congenite adulte.

Cardiomiopatia ipertrofica non ostruttiva e ninerafaxstat

La cardiomiopatia ipertrofica è una malattia genetica del cuore che causa un ispessimento del muscolo cardiaco. Circa due terzi dei pazienti hanno una forma che ostacola il flusso del sangue, mentre il resto ha una forma non ostruttiva con meno opzioni di trattamento.

Lo studio IMPROVE-HCM ha testato un farmaco chiamato ninerafaxstat in pazienti con la forma non ostruttiva. Questo farmaco aiuta il cuore a usare meglio l'energia, favorendo il glucosio invece dei grassi.

In 67 pazienti trattati per 12 settimane, il farmaco è risultato sicuro e ha migliorato alcuni parametri come la capacità respiratoria e la dimensione dell'atrio sinistro. Anche i sintomi sono migliorati, soprattutto nei pazienti più sintomatici. Questi risultati incoraggiano ulteriori studi più ampi per confermare l'efficacia del farmaco.

In conclusione

Il congresso ha presentato importanti novità sullo scompenso cardiaco e le cardiomiopatie, con nuovi farmaci e dispositivi in fase di studio. Questi risultati aiutano a comprendere meglio come migliorare la cura e la qualità di vita dei pazienti, anche in condizioni complesse come il diabete, la malattia renale e le cardiopatie congenite. La ricerca continua a progredire, offrendo speranza per trattamenti più efficaci e personalizzati in futuro.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Alberto Aimo

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