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Articolo per pazienti Pubblicato: 16/05/2024 Lettura: ~4 min

Cellule staminali e trapianto di isole pancreatiche: nuove prospettive per il diabete

Fonte
Martina Chiriacò, Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Martina Chiriacò Aggiornato il 01/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1311 Sezione: 2

Introduzione

Il diabete è una malattia complessa che richiede spesso trattamenti continui. Negli ultimi anni, la ricerca ha fatto passi avanti importanti verso una possibile cura definitiva, grazie a nuove tecniche come il trapianto di isole pancreatiche e l’uso di cellule staminali. Queste innovazioni offrono nuove speranze per migliorare la qualità della vita delle persone con diabete.

Che cosa sono le isole pancreatiche e il loro ruolo nel diabete

Le isole pancreatiche sono gruppi di cellule nel pancreas che producono insulina, l’ormone che regola lo zucchero nel sangue. Nel diabete di tipo 1, queste cellule vengono distrutte dal sistema immunitario, causando una carenza di insulina e la necessità di iniettarla dall’esterno.

Il trapianto di isole pancreatiche: un trattamento innovativo

Il trapianto di isole pancreatiche consiste nell’inserire queste cellule sane nel corpo del paziente per ripristinare la produzione di insulina. Le isole vengono infuse nella vena porta, che porta al fegato, dove possono attecchire e funzionare. Questo procedimento è stato studiato in pazienti con diabete di tipo 1 e gravi episodi di ipoglicemia (basso zucchero nel sangue).

  • Lo studio CIT-07 ha mostrato che circa il 40% dei pazienti ha raggiunto l’indipendenza dall’insulina per almeno due anni.
  • Il trattamento ha migliorato il controllo dello zucchero nel sangue e ridotto le crisi di ipoglicemia.
  • Ci sono però rischi legati alla procedura, alla terapia immunosoppressiva necessaria per evitare il rigetto e alle risposte del sistema immunitario.

Nuove strategie per migliorare il trapianto

L’Istituto di Ricerca sul Diabete dell’Università di Miami sta lavorando al progetto BioHUB, che mira a superare alcune difficoltà del trapianto tradizionale. Le aree di interesse sono:

  • Ottimizzare il sito di trapianto: invece del fegato, si sta studiando l’uso dell’omento, una membrana addominale molto vascolarizzata che potrebbe favorire la sopravvivenza delle cellule.
  • Utilizzare cellule staminali per ottenere un numero illimitato di cellule produttrici di insulina, utili anche per altri tipi di diabete.
  • Ridurre o eliminare la necessità di farmaci immunosoppressori, che possono causare effetti collaterali e complicanze.

Il trapianto sull’omento e i primi risultati

In uno studio recente, una paziente con diabete di tipo 1 ha ricevuto un trapianto di isole pancreatiche sull’omento tramite una procedura minimamente invasiva. Le isole sono state sospese in plasma del paziente e fissate con un gel biocompatibile. La paziente ha potuto interrompere l’insulina dopo 17 giorni e ha mantenuto un buon controllo glicemico per almeno un anno, con una lieve diminuzione della funzione delle cellule nel tempo.

Cellule staminali e terapie future

Per superare la limitazione legata alla scarsità di donatori, la ricerca si concentra sulle cellule staminali, che possono trasformarsi in cellule beta pancreatiche produttrici di insulina. Un trattamento sperimentale chiamato VX-880 ha mostrato risultati promettenti:

  • I pazienti trattati hanno migliorato la produzione di insulina.
  • Hanno ottenuto un migliore controllo dello zucchero nel sangue.
  • Alcuni hanno raggiunto l’indipendenza dall’insulina per mesi o anni.

Tuttavia, anche con le cellule staminali, è necessaria una terapia immunosoppressiva per evitare il rigetto, che può avere effetti collaterali.

Un’altra linea di ricerca riguarda le cellule staminali pluripotenti inducibili (iPSC), che derivano dalle cellule del paziente stesso e potrebbero evitare il rigetto immunitario.

Ridurre la terapia immunosoppressiva

La terapia immunosoppressiva è importante per proteggere le cellule trapiantate ma può causare problemi, come un peggior controllo del diabete e un aumento del rischio di infezioni. Per questo motivo, si studiano:

  • Farmaci più tollerabili, come l’anticorpo monoclonale tegoprubart, che ha mostrato benefici nei modelli animali.
  • Dispositivi che proteggono le cellule trapiantate dall’attacco del sistema immunitario senza bisogno di farmaci, come nel caso dello studio VX-264.

Le sfide per la pratica clinica

Nonostante i progressi, portare queste terapie nella vita quotidiana presenta ancora delle difficoltà:

  • Occorre definire quali pazienti possono accedere a questi trattamenti.
  • Il costo delle procedure può essere elevato.
  • È necessario valutare i rischi a lungo termine.

In conclusione

La ricerca sul trapianto di isole pancreatiche e sull’uso delle cellule staminali sta aprendo nuove strade per la cura del diabete. Questi trattamenti mirano a ripristinare la capacità naturale del corpo di produrre insulina, riducendo la dipendenza dalle iniezioni e migliorando la qualità della vita. Sebbene ci siano ancora sfide da superare, i risultati ottenuti finora sono incoraggianti e offrono speranza a chi convive con questa malattia.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Martina Chiriacò

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