Che cosa è stato studiato
Lo studio ha coinvolto 650 pazienti con malattia coronarica nota o sospetta, con un'età media di 56 anni. Tutti avevano effettuato un test da sforzo, che è un esame che valuta come il cuore funziona durante l'attività fisica, e un imaging di perfusione miocardica (MPI), un esame che mostra come il sangue scorre nel muscolo cardiaco.
Cosa è emerso dall’esame di perfusione
- Il 50% dei pazienti aveva un risultato anormale all’imaging di perfusione.
- Il 20% mostrava difetti di perfusione che potevano migliorare o peggiorare, cioè reversibili.
Risultati a lungo termine
Dopo circa 9 anni di osservazione, sono stati registrati diversi eventi importanti:
- 23% dei pazienti è deceduto.
- 11% ha avuto un infarto non fatale.
- 14% ha subito un intervento di bypass coronarico.
- 22% è stato sottoposto a un’angioplastica, una procedura per aprire le arterie coronarie.
Come si interpretano i risultati dell’imaging
Gli esami di perfusione sono stati valutati sommando i punteggi di 6 parti del cuore, sia a riposo che sotto sforzo. Questi punteggi aiutano a capire quanto è grave il problema di perfusione:
- Il punteggio a riposo (SRS) è risultato un indicatore importante per prevedere la mortalità.
- Il punteggio sotto sforzo (SSS) ha aiutato a prevedere gli eventi cardiaci maggiori, come infarti o interventi.
Importanza dell’integrazione delle informazioni
Combinando i dati clinici, i risultati del test da sforzo e quelli dell’imaging di perfusione, i medici possono ottenere una previsione più precisa del rischio di mortalità e di eventi cardiaci importanti.
In conclusione
Circa un paziente su cinque con malattia coronarica nota o sospetta e un test da sforzo normale presenta problemi nel flusso di sangue al cuore che possono essere rilevati con l’imaging di perfusione. Questo esame fornisce quindi informazioni preziose per prevedere la salute del cuore nei successivi 9 anni, aiutando a identificare chi potrebbe essere a rischio anche quando il test da sforzo è normale.