Chi è il paziente
Si tratta di un uomo di 64 anni con diabete di tipo 2, sovrappeso (indice di massa corporea 28), pressione alta, problemi ai grassi nel sangue e che ha smesso di fumare dopo aver consumato due pacchetti di sigarette al giorno per anni.
Primo ricovero e diagnosi
Tre anni fa è stato ricoverato per difficoltà a respirare improvvisa. Gli è stata diagnosticata una cardiomiopatia dilatativa, cioè un indebolimento del muscolo cardiaco con riduzione della capacità di pompare il sangue (frazione di eiezione al 40%).
Un esame dei vasi del cuore (coronarografia) mostrò delle ostruzioni moderate (30% e 50%) ma non gravi. Fu iniziata una terapia con farmaci per il cuore e per la pressione, che lo mantenne stabile per un po'.
Secondo ricovero e peggioramento
Recentemente la sua difficoltà a respirare è peggiorata, passando da una lieve limitazione (classe II) a una più marcata (classe III). L'ecocardiogramma mostrava una riduzione della funzione cardiaca (frazione di eiezione al 36%), aumento delle dimensioni del ventricolo e problemi alla valvola mitrale.
L'elettrocardiogramma (ECG) evidenziava un blocco di branca sinistro completo e molte extrasistoli ventricolari, cioè battiti cardiaci irregolari.
Gli esami del sangue erano nella norma, tranne una riduzione della funzione renale (filtrato glomerulare a 45 ml/min) e un buon controllo del diabete (emoglobina glicata 6,5%).
Indagini diagnostiche successive
Per capire se la malattia delle coronarie fosse peggiorata, è stato fatto un test di ischemia con miocardioscintigrafia, che ha mostrato un'area del cuore con ridotto flusso di sangue sotto stress.
Una nuova coronarografia ha però confermato che le lesioni coronariche non erano peggiorate in modo significativo.
Un monitoraggio cardiaco di 24 ore ha evidenziato molte extrasistoli e brevi episodi di tachicardia ventricolare, cioè battiti molto veloci che possono essere pericolosi.
Scelte terapeutiche
- Nonostante il paziente non rientrasse perfettamente nei criteri standard per l'impianto di un defibrillatore con terapia di resincronizzazione (ICD-CRT), i medici hanno deciso di procedere con l'impianto per prevenire aritmie pericolose e migliorare la funzione cardiaca.
- La terapia medica è stata ottimizzata aumentando i diuretici e i beta-bloccanti e aggiungendo amiodarone, un farmaco per controllare le aritmie.
Follow-up e evoluzione
Dopo alcuni mesi, il paziente era più stabile, ma ha avuto un episodio di svenimento allo stadio di calcio, recuperando grazie all'intervento del defibrillatore impiantato.
Successivamente ha avuto altri interventi del defibrillatore, è stato ricoverato di nuovo e la sua funzione cardiaca è ulteriormente peggiorata (frazione di eiezione al 21%).
È stato inserito nella lista per un trapianto di cuore e, dopo stabilizzazione, è stato dimesso con una terapia adeguata e una dieta per perdere peso.
Al controllo più recente ha perso circa 15 kg, la sua funzione cardiaca è migliorata (frazione di eiezione al 41%) e non ha più avuto aritmie pericolose, tornando a una vita normale.
In conclusione
Questa storia mostra come la gestione di un paziente con problemi cardiaci complessi richieda un attento equilibrio tra diagnosi, terapie mediche e dispositivi impiantabili. L'ottimizzazione continua del trattamento e il monitoraggio regolare possono migliorare significativamente la qualità di vita anche in situazioni difficili.