Che cosa è stato studiato
Lo studio ha esaminato 2.430 pazienti con infarto del miocardio che sono stati trattati con angioplastica primaria. In particolare, ha valutato due aspetti:
- La funzione del ventricolo sinistro, cioè la parte del cuore che pompa il sangue al corpo.
- La presenza di malattia multivasale (MVD), cioè se più arterie coronarie erano malate o bloccate.
Cosa è stato misurato
Per ogni paziente è stata valutata la funzione del ventricolo sinistro con un esame chiamato ventricolografia. I pazienti sono stati divisi in due gruppi in base alla frazione di eiezione (FE), che indica quanto bene il cuore pompa il sangue:
- FE ridotta: meno del 40% (funzione cardiaca compromessa)
- FE conservata: 40% o più (funzione cardiaca normale o quasi)
Inoltre, è stata considerata la presenza o meno di malattia multivasale.
Risultati principali
- I pazienti con funzione del ventricolo sinistro ridotta avevano un rischio di morte più alto sia a 30 giorni (8,9% contro 0,9%) sia a 3 anni (17,1% contro 3,7%) rispetto a chi aveva funzione conservata.
- Questi pazienti avevano anche più eventi cardiaci gravi, come nuovi infarti, necessità di nuovi interventi o ictus, e sanguinamenti importanti.
- La presenza di malattia multivasale aumentava il rischio di morte solo nei pazienti con funzione cardiaca conservata.
- Quando sono stati analizzati tutti i fattori insieme, la disfunzione del ventricolo sinistro è risultata il fattore più importante per prevedere la mortalità a breve e lungo termine.
- La malattia multivasale, invece, non è risultata un fattore indipendente per la mortalità.
Che cosa significa tutto questo
Questi risultati indicano che, durante l’angioplastica primaria, è fondamentale valutare la funzione del cuore, non solo la presenza di blocchi nelle arterie. La capacità del cuore di pompare il sangue (funzione ventricolare sinistra) è il principale indicatore di rischio di morte nei pazienti con infarto.
Quindi, anche se ci sono più arterie malate, ciò che conta di più per la prognosi è quanto bene il cuore riesce a funzionare.
In conclusione
La disfunzione del ventricolo sinistro è il fattore più importante per prevedere il rischio di morte dopo un infarto trattato con angioplastica primaria. Questo è vero indipendentemente dal numero di arterie coronarie malate. Pertanto, durante l’intervento è essenziale valutare la funzione cardiaca per capire meglio la prognosi del paziente.