Che cosa è stato studiato
Un gruppo di ricercatori ha seguito 1.640 pazienti che avevano subito un intervento per infarto acuto, durante il quale è stato inserito uno stent per mantenere aperta l'arteria coronarica. Questi pazienti sono stati osservati per un periodo che andava da 1 fino a 15 anni.
Gli stent utilizzati erano di due tipi:
- BMS (stent metallico tradizionale), impiantati tra il 1995 e il 2002;
- DES (stent a rilascio di farmaco), usati dal 2003 al 2009 insieme ai BMS.
Risultati principali
Durante il periodo di osservazione, 124 pazienti hanno sviluppato la formazione di trombi (coaguli) all'interno dello stent, che può portare a restringimenti o occlusioni:
- 42 casi si sono verificati entro 30 giorni dall'intervento (trombosi precoce);
- 35 casi tra 31 giorni e 1 anno (trombosi tardiva);
- 47 casi dopo più di 1 anno (trombosi molto tardiva).
Le percentuali di trombosi erano:
- 2,7% entro 30 giorni;
- 5,2% entro 1 anno;
- 8,3% entro 5 anni.
Fattori che aumentano il rischio di trombosi
Lo studio ha identificato alcuni fattori che aumentano la probabilità di trombosi precoce e tardiva:
- Avere un infarto causato da trombosi dentro lo stent (STEMI da TS);
- Uso di stent di piccole dimensioni;
- Essere in una condizione clinica più grave, indicata come classe Killip III-IV, che descrive uno stato di insufficienza cardiaca;
- Ricevere il trattamento entro 2 ore dall'inizio dei sintomi (tempo di riperfusione ≤ 2 ore).
Per quanto riguarda la trombosi molto tardiva (dopo più di un anno), l'unico fattore indipendente che aumenta il rischio è stato l'uso degli stent a rilascio di farmaco (DES).
In conclusione
La trombosi dentro lo stent può verificarsi in tempi diversi dopo l'intervento per infarto. Alcuni fattori, come la gravità dell'infarto, le dimensioni dello stent e il tipo di stent usato, influenzano il rischio di questo problema. Conoscere questi elementi è importante per migliorare la gestione e la sicurezza dei pazienti sottoposti a questo trattamento.