Il caso del paziente
Il paziente ha 72 anni, è diabetico e ha una cardiomiopatia dilatativa ischemica, cioè una malattia del muscolo cardiaco causata da problemi alle arterie del cuore. In passato ha avuto un infarto a 68 anni, curato con un trattamento che non ha avuto successo. Non è mai stato sottoposto a un esame approfondito delle arterie coronarie (angiografia) e da allora è stato seguito con farmaci.
Negli ultimi mesi, ha iniziato ad avere dispnea, cioè difficoltà a respirare, che è peggiorata fino a limitare molto le sue attività quotidiane, senza però dolore al petto.
Esami e risultati
- Esami del sangue mostrano una funzione renale ridotta (filtrato glomerulare 35 ml/min), anemia (emoglobina 10 g/dl) e glicemia non completamente controllata (emoglobina glicata 7,6%).
- L'elettrocardiogramma evidenzia un blocco di branca sinistra e una frequenza cardiaca di 74 battiti al minuto.
- L'ecocardiogramma mostra una parte del cuore che non si muove bene (acinesia apicale), con una funzione ridotta (frazione di eiezione 32%) e pressione polmonare alta (50 mmHg).
- La scintigrafia miocardica evidenzia una riduzione grave della captazione del sangue in una zona del cuore, ma senza segni di ischemia attiva.
Come procedere?
Ci sono due possibilità:
- Fare un esame invasivo (coronarografia) per vedere le arterie del cuore e valutare un eventuale impianto di dispositivi per il cuore. Tuttavia, questo esame può peggiorare la funzione renale e non è consigliato se non c'è ischemia attiva.
- Potenziare la terapia medica con farmaci come diuretici, beta-bloccanti, passare a insulina per il diabete e introdurre eritropoietina per l'anemia, e considerare l'impianto di un dispositivo chiamato ICD-CRT che aiuta il cuore a funzionare meglio.
La scelta migliore è la seconda, perché il paziente non mostra segni di ischemia attiva e la terapia medica migliorata può ridurre i sintomi e migliorare la qualità di vita.
Follow-up e risultati
Dopo due mesi di terapia potenziata, il paziente è migliorato:
- La difficoltà a respirare è diminuita (ora in II classe funzionale).
- La funzione renale è migliorata (filtrato glomerulare 40 ml/min).
- L'anemia è migliorata (emoglobina 11 g/dl).
- La pressione arteriosa e la frequenza cardiaca sono sotto controllo.
- Il controllo del diabete è migliorato (emoglobina glicata 6,8%).
La terapia è stata ulteriormente modificata per mantenere questi miglioramenti nel tempo.
In conclusione
In un paziente con problemi cardiaci e diabete che presenta peggioramento dei sintomi respiratori, è importante valutare attentamente la presenza di ischemia attiva. Se non ci sono segni di ischemia, potenziare la terapia medica e considerare l'impianto di dispositivi per il cuore può migliorare significativamente la qualità della vita e la funzione cardiaca, evitando esami invasivi che potrebbero causare danni aggiuntivi.