Che cos'è lo studio MADIT II
Lo studio MADIT II, pubblicato nel 2002, ha valutato l'efficacia dell'impianto di un defibrillatore automatico impiantabile (ICD) in persone che avevano avuto un infarto e avevano una funzione ridotta del cuore, senza dover fare test particolari prima dell'impianto. Il defibrillatore è un dispositivo che può salvare la vita intervenendo in caso di aritmie pericolose.
Risultati principali dello studio
- L'impianto dell'ICD ha ridotto la mortalità globale del 31% in circa 20 mesi.
- Con un follow-up fino a 8 anni, la riduzione della mortalità è arrivata al 34% rispetto a chi aveva solo la terapia medica.
- Dopo 8 anni, per salvare una vita servono 8 impianti, e la vita media si allunga di circa 6 mesi.
Tipi di defibrillatori e programmazione
Lo studio ha mostrato che i defibrillatori con un solo elettrodo (monocamerali) hanno dato maggior beneficio rispetto a quelli con due elettrodi (bicamerali), probabilmente a causa della modalità di stimolazione usata nei bicamerali che oggi si sa essere meno favorevole.
Selezione dei pazienti per l'impianto
Non tutti i pazienti con ridotta funzione cardiaca traggono lo stesso beneficio dall'ICD. È stato sviluppato un sistema di punteggio basato su 5 caratteristiche cliniche per identificare chi può trarne più vantaggio:
- Grado di scompenso cardiaco (classe NYHA superiore a 2)
- Presenza di fibrillazione atriale
- Durata del QRS superiore a 120 millisecondi (un parametro dell'elettrocardiogramma)
- Età superiore a 70 anni
- Livelli di azoto ureico nel sangue (BUN) tra 26 e 50 mg/dl
I pazienti con valori molto alti di BUN (>50 mg/dl) hanno un rischio molto elevato e non beneficiano dell'impianto.
Chi ha punteggio intermedio (1-2 fattori) ottiene il maggior beneficio dall'ICD, mentre chi ha punteggio basso o molto alto trae meno vantaggio.
Complicanze e qualità di vita
L'impianto di un defibrillatore può comportare rischi, come infezioni del dispositivo, che sono condizioni serie e richiedono spesso la rimozione e il reimpianto del dispositivo. Inoltre, alcuni pazienti possono ricevere shock inappropriati, cioè scariche elettriche quando non necessarie, che peggiorano la qualità della vita e aumentano il rischio di morte.
Come migliorare la gestione del defibrillatore
Studi successivi hanno mostrato che una programmazione più attenta del dispositivo può ridurre gli shock inappropriati. Per esempio, l'uso di una tecnica chiamata "anti-tachycardia pacing" (ATP) può fermare alcune aritmie senza bisogno di shock. Inoltre, alzare la soglia di intervento del defibrillatore e ritardare la terapia ha ridotto gli eventi inappropriati e la mortalità.
In conclusione
Lo studio MADIT II ha confermato l'importanza dell'impianto del defibrillatore in persone con problemi al cuore dopo un infarto e ridotta funzione cardiaca. Grazie a questo studio, oggi si selezionano meglio i pazienti che possono trarne beneficio e si usano strategie per ridurre le complicanze e migliorare la qualità di vita. Queste conoscenze sono ancora fondamentali per il trattamento di questi pazienti.