Che cosa è stato studiato
Lo studio ha confrontato due trattamenti per un restringimento grave (almeno il 75%) di un'arteria principale del cuore:
- Chirurgia mininvasiva (MIDCAB): un intervento chirurgico meno invasivo per migliorare il flusso di sangue.
- Angioplastica con bare metal stent (PCI): inserimento di un piccolo tubicino di metallo per mantenere aperta l'arteria.
I pazienti sono stati divisi in due gruppi simili e seguiti per 10 anni.
Risultati principali
- Non ci sono state differenze significative tra i due trattamenti per quanto riguarda la combinazione di eventi gravi come morte, infarto o necessità di nuovi interventi.
- La mortalità totale dopo 10 anni è stata uguale in entrambi i gruppi (23%).
- Il gruppo trattato con angioplastica ha avuto però più spesso bisogno di un nuovo intervento sull'arteria trattata (34% contro 11%), soprattutto nei primi sei mesi dopo la procedura.
- Il controllo del dolore al petto (angina) è stato simile nei due gruppi.
Cosa significa oggi
Anche se questi risultati sono importanti, bisogna ricordare che lo studio è stato fatto quando si usavano stent di metallo semplice (bare metal). Oggi si usano principalmente stent medicati (drug eluting stents), che riducono molto la possibilità di restringimento dopo l'impianto. Per questo, la chirurgia è diventata meno comune per questo tipo di lesioni isolate.
In conclusione
Entrambi i trattamenti, chirurgia mininvasiva e angioplastica con bare metal stent, mostrano risultati simili a lungo termine in termini di sopravvivenza e controllo dei sintomi. Tuttavia, l'angioplastica con bare metal stent ha una maggiore probabilità di richiedere un nuovo intervento sull'arteria trattata. Oggi, grazie ai miglioramenti negli stent, la scelta del trattamento può essere diversa rispetto al passato.