Che cos'è il forame ovale pervio (PFO)?
Il forame ovale pervio è un piccolo foro tra due camere del cuore che normalmente si chiude dopo la nascita, ma in alcune persone rimane aperto. Questo può permettere a piccoli coaguli di passare e causare problemi come l'ictus ischemico o l'attacco ischemico transitorio (TIA), che sono eventi legati a un blocco temporaneo o permanente del flusso di sangue nel cervello.
Lo studio e come è stato condotto
- Lo studio ha coinvolto 29 centri in Europa, Canada, Brasile e Australia.
- Ha incluso persone con PFO che avevano già avuto un ictus, un TIA o un evento tromboembolico periferico (coaguli in altre parti del corpo).
- I partecipanti sono stati divisi casualmente in due gruppi: uno ha ricevuto un intervento per chiudere il foro nel cuore con un dispositivo chiamato occlusore Amplatzer, l'altro ha ricevuto solo la terapia medica (farmaci).
- La durata media del controllo è stata di circa 4 anni in entrambi i gruppi.
Risultati principali
L'obiettivo principale era valutare la comparsa di eventi come morte, ictus non fatale, TIA o embolia periferica.
- Nel gruppo con chiusura del PFO, il 3,4% ha avuto uno di questi eventi.
- Nel gruppo con solo terapia medica, il 5,2% ha avuto uno di questi eventi.
- La differenza tra i due gruppi non è risultata statisticamente significativa, cioè non è stata dimostrata una chiara superiorità della chiusura rispetto ai farmaci.
- Per quanto riguarda l'ictus non fatale, si è verificato in meno pazienti nel gruppo con chiusura (0,5%) rispetto al gruppo con terapia medica (2,4%), ma anche questa differenza non è stata significativa.
- Eventi di TIA sono stati simili nei due gruppi.
Cosa significa tutto questo?
La chiusura del forame ovale pervio non ha mostrato un vantaggio chiaro rispetto alla sola terapia medica nella prevenzione di nuovi eventi embolici o nella riduzione della mortalità in persone che hanno già avuto un ictus o un evento simile.
In conclusione
Chiudere il PFO con un dispositivo non ha portato a una riduzione significativa del rischio di nuovi ictus, TIA o altre complicazioni rispetto al trattamento con farmaci. Questo suggerisce che la terapia medica rimane una scelta valida per la prevenzione secondaria in questi pazienti.