Che cosa è stato studiato
Lo studio ha esaminato i dati di 2.000 pazienti con defibrillatore impiantabile, che hanno ricevuto in totale 5.279 shock. L’obiettivo era valutare il successo degli shock in base all’energia usata e al tipo di ritmo ventricolare (cioè il ritmo del cuore nella parte inferiore, i ventricoli) al momento del trattamento.
Risultati principali
- Il primo shock come prima terapia ha avuto un successo di circa il 90%.
- Se prima dello shock era stata usata una terapia chiamata stimolazione antitachicardica (ATP) senza successo, il tasso di successo del primo shock era più basso, intorno all’85%.
- Il successo aumentava con il secondo e l’ultimo shock, arrivando quasi al 100%.
- Il tipo di ritmo ventricolare influenzava il risultato: per la tachicardia ventricolare monomorfa (un tipo specifico di ritmo anomalo), il successo del primo shock con energia bassa (≤ 20 joule) era più alto rispetto alla fibrillazione ventricolare (un ritmo molto irregolare e pericoloso).
- L’energia dello shock è risultata importante: livelli più alti aumentavano la probabilità di successo del primo shock.
Cosa significa tutto questo
Il primo shock di un defibrillatore impiantabile funziona bene nella maggior parte dei casi, ma se prima si prova una terapia con stimolazione antitachicardica senza successo, il primo shock potrebbe essere meno efficace. Per questo motivo, potrebbe essere utile programmare il defibrillatore per usare un’energia più alta dopo un tentativo non riuscito di ATP.
In conclusione
Il primo shock di un defibrillatore impiantabile ha circa il 90% di probabilità di successo nel trattare aritmie ventricolari. Tuttavia, se prima è stata usata una stimolazione antitachicardica senza esito, il successo del primo shock diminuisce. L’energia dello shock e il tipo di ritmo cardiaco sono fattori importanti per aumentare le possibilità di successo.