CardioLink Salute • Contenuti informativi per pazienti
Articolo per pazienti Pubblicato: 09/09/2013 Lettura: ~3 min

Cardiomiopatia ipertrofica e risultati a lungo termine in pazienti con ICD

Fonte
ESC Congress 2013 Amsterdam.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Fabio Valente Aggiornato il 06/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Questo testo parla di uno studio che ha analizzato i risultati a lungo termine di pazienti con cardiomiopatia ipertrofica trattati con un defibrillatore impiantabile (ICD). Lo scopo è capire quanto questi dispositivi aiutino a prevenire la morte improvvisa e quali complicanze possano presentarsi.

Che cos'è la cardiomiopatia ipertrofica e l'ICD

La cardiomiopatia ipertrofica (CMI) è una malattia del cuore in cui il muscolo cardiaco si ispessisce in modo anomalo. Questo può aumentare il rischio di morte cardiaca improvvisa.

L'ICD (defibrillatore cardiaco impiantabile) è un dispositivo che può riconoscere e correggere aritmie pericolose, aiutando a prevenire la morte improvvisa.

Lo studio e i pazienti coinvolti

Tra il 1995 e il 2012, sono stati seguiti 636 pazienti con CMI. Di questi, 88 hanno ricevuto un ICD. L'impianto è stato fatto per due motivi:

  • Prevenzione secondaria: dopo un episodio grave come una tachicardia ventricolare sostenuta (battito cardiaco molto veloce e pericoloso) o un arresto cardiaco (14 pazienti, 15,9%).
  • Prevenzione primaria: per ridurre il rischio di morte improvvisa in pazienti con fattori di rischio specifici (74 pazienti, 84,1%). Questi fattori includono aritmie non sostenute, muscolo cardiaco molto spesso, storia familiare di morte improvvisa, svenimenti inspiegati e risposta anomala della pressione durante l'esercizio.

Risultati principali

Il periodo di osservazione è stato in media di circa 4 anni e mezzo (54,5 mesi). L'età media dei pazienti era di 38 anni, con una maggioranza di uomini (59%).

Per i pazienti con ICD in prevenzione secondaria

  • Il 35,7% ha avuto morte cardiaca improvvisa o ha ricevuto una terapia appropriata dall'ICD.
  • Il 14,2% ha ricevuto una terapia inappropriata (cioè l'ICD ha agito quando non era necessario).
  • Non sono state osservate complicanze legate al dispositivo.

Per i pazienti con ICD in prevenzione primaria

  • Il 8,1% ha avuto morte cardiaca improvvisa o terapia appropriata.
  • Il 20,2% ha ricevuto una terapia inappropriata, causata da vari motivi come fibrillazione atriale (battito irregolare), errori nel rilevamento del battito o tachicardia non pericolose.
  • Il 14,7% ha avuto complicanze legate all'ICD, tra cui infezioni, spostamento dei cateteri (i fili del dispositivo), versamento di liquido intorno al cuore e rottura dei cateteri.

Interpretazione dei dati

Il rischio di morte improvvisa o necessità di terapia dall'ICD era più alto nei pazienti con prevenzione secondaria (35,7%) rispetto a quelli con prevenzione primaria (8,1%).

La sopravvivenza senza eventi gravi a 6 anni per chi ha ricevuto l'ICD in prevenzione primaria era dell'86,1%.

Questi risultati indicano che i criteri attuali per decidere chi deve ricevere un ICD per prevenzione primaria potrebbero essere migliorati, per distinguere meglio i pazienti ad alto rischio da quelli a basso rischio.

In conclusione

Lo studio mostra che l'ICD è utile soprattutto per chi ha già avuto eventi cardiaci gravi. Tuttavia, per chi lo riceve per prevenzione primaria, è importante migliorare i metodi per identificare chi ne ha davvero bisogno, per evitare terapie inutili e complicanze.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Fabio Valente

Conversazione interattiva sul contenuto

discussione medico-scientifica con genIA