Che cosa è stato studiato
Si è analizzato come il diabete influisce sul rischio di ricevere shock dal defibrillatore impiantato, sia quando questi shock sono giustificati (appropriati) sia quando non lo sono (inappropriati). Inoltre, si è valutato l'effetto di diverse modalità di programmazione del dispositivo su questi shock.
Come è stato condotto lo studio
Lo studio MADIT-RIT ha diviso i pazienti in tre gruppi, ognuno con una diversa programmazione del defibrillatore:
- Gruppo A: programmazione tradizionale con shock per frequenze cardiache tra 170 e 199 battiti al minuto;
- Gruppo B: shock solo per frequenze uguali o superiori a 200 battiti al minuto;
- Gruppo C: terapia ritardata di 60 secondi prima di erogare lo shock.
Risultati principali
- I pazienti con programmazione innovativa (gruppi B e C) hanno ricevuto meno shock inappropriati, indipendentemente dal fatto che avessero o meno il diabete.
- Il diabete è stato associato a un minore rischio di shock inappropriati, ma a un maggiore rischio di shock appropriati.
- Nei pazienti diabetici, chi ha ricevuto shock (sia appropriati che inappropriati) ha mostrato un rischio più alto di morte rispetto a chi non li ha ricevuti.
Cosa significa tutto questo
Le nuove modalità di programmazione del defibrillatore possono ridurre gli shock non necessari in tutti i pazienti, compresi quelli con diabete. Tuttavia, nei pazienti diabetici, anche gli shock giusti sono più frequenti e, in generale, la presenza di shock è legata a un aumento del rischio di morte.
In conclusione
Le modalità di programmazione più recenti del defibrillatore aiutano a ridurre gli shock non necessari. Il diabete cambia il modo in cui il dispositivo interviene, con meno shock sbagliati ma più shock giusti. Ricevere uno shock, di qualsiasi tipo, è associato a un rischio maggiore di morte nei pazienti con diabete.