Che cosa significa ipertensione resistente?
L'ipertensione resistente è una condizione in cui la pressione arteriosa rimane alta nonostante l'uso di almeno tre farmaci, di cui uno deve essere un diuretico (farmaco che aiuta a eliminare il sale e l'acqua in eccesso).
Il caso del paziente
Un uomo di 55 anni, con pressione alta da 3-4 anni, prendeva due farmaci (un ACE-inibitore chiamato ramipril e un beta-bloccante chiamato nebivololo). Nonostante ciò, la sua pressione era ancora alta, soprattutto al mattino (160/100 mmHg) e anche al pomeriggio (150/95 mmHg), misurata correttamente a casa con un apparecchio automatico.
Il medico ha cambiato la terapia aggiungendo un diuretico (idroclorotiazide), ma la pressione non si è normalizzata. Per questo, il paziente è stato inviato a un centro specializzato per capire se avesse una vera ipertensione resistente.
Valutazione clinica e abitudini di vita
- Il paziente ha una storia familiare di pressione alta (sia il padre che la madre erano ipertesi, e la madre anche diabetica).
- Ha uno stile di vita poco sano: mangia in modo disordinato e con molte calorie, fuma circa 10 sigarette al giorno e beve 3-4 caffè al giorno.
- È sedentario, cioè fa poca attività fisica.
- Presenta sovrappeso con un indice di massa corporea vicino a 30 (che indica obesità di grado lieve) e una circonferenza addominale elevata.
Esami e risultati
Gli esami del sangue hanno mostrato una ridotta tolleranza agli zuccheri e un leggero aumento dei grassi nel sangue. L'elettrocardiogramma e l'ecocardiogramma hanno evidenziato un ingrossamento del cuore e una sua funzione leggermente alterata. Inoltre, l'ecodoppler delle carotidi ha mostrato una placca, segno di inizio di aterosclerosi (indurimento delle arterie).
Questi risultati indicano che la pressione alta non è ben controllata e ha già causato danni agli organi, ma non si tratta di una ipertensione resistente vera e propria, bensì di una terapia non adeguata.
Limiti della terapia iniziale
- La dose di ramipril era troppo bassa rispetto a quella efficace negli studi clinici (2.5 mg invece di 10 mg).
- Non esiste una combinazione fissa di ramipril a 10 mg con il diuretico, cosa importante per facilitare l'assunzione e l'efficacia.
- Il beta-bloccante non era la scelta migliore per questo paziente, perché può peggiorare la tolleranza agli zuccheri e non è ideale in presenza di obesità.
- Un calcio-antagonista come il diltiazem è più adatto perché aiuta a controllare la pressione, non peggiora il metabolismo e protegge meglio il cuore e le arterie.
Nuova terapia e consigli
- Dieta povera di calorie e sale.
- Smettere di fumare.
- Fare attività fisica regolare, almeno tre volte a settimana.
- Assumere una combinazione fissa di lisinopril (un ACE-inibitore) 20 mg con idroclorotiazide 12.5 mg una volta al giorno.
- Prendere diltiazem 200 mg a rilascio controllato una volta al giorno.
Il paziente è stato controllato dopo due mesi, mostrando una perdita di peso di circa 5 kg e una leggera riduzione della pressione, anche se ancora un po' alta. Si è quindi aumentata la dose di diltiazem a 300 mg.
Dopo altri due mesi, il paziente ha perso circa 10 kg, fa jogging regolarmente e la pressione è tornata a valori normali (intorno a 130/80 mmHg). Inoltre, il profilo di zuccheri e grassi nel sangue si è normalizzato.
In conclusione
Questo caso mostra che prima di definire una ipertensione come resistente, è importante valutare attentamente la terapia, lo stile di vita e la corretta misurazione della pressione. Spesso, con aggiustamenti nella terapia e cambiamenti nelle abitudini quotidiane, è possibile ottenere un buon controllo della pressione e migliorare la salute generale.