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Articolo per pazienti Pubblicato: 17/11/2013 Lettura: ~3 min

Risultati dell’ablazione delle tachicardie ventricolari nei pazienti con cardiomiopatia ischemica e non ischemica

Fonte
Circulation, pubblicato online prima della stampa l'8 novembre 2013.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Annalisa Mongiardo Aggiornato il 06/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1047 Sezione: 24

Introduzione

L’ablazione trans-catetere è una procedura utilizzata per trattare le tachicardie ventricolari, un tipo di aritmia cardiaca. Questo studio confronta i risultati a lungo termine di questa procedura in due gruppi di pazienti: quelli con cardiomiopatia dilatativa ischemica e quelli con cardiomiopatia dilatativa non ischemica. L’obiettivo è capire meglio come la causa della malattia cardiaca influenzi l’efficacia dell’ablazione.

Che cosa è stato studiato

Il Centro Cuore di Lipsia ha condotto uno studio su 227 pazienti con tachicardia ventricolare sostenuta, suddivisi in due gruppi:

  • 63 pazienti con cardiomiopatia dilatativa non ischemica (NIDCM), cioè una forma di malattia del cuore non causata da problemi alle arterie coronarie;
  • 164 pazienti con cardiomiopatia dilatativa ischemica (ICM), cioè causata da ridotto flusso di sangue al cuore a causa di arterie ostruite.

Tutti i pazienti sono stati trattati con ablazione tramite radiofrequenza, una tecnica che usa calore per eliminare le aree del cuore che causano l’aritmia.

Risultati della procedura

Durante la procedura, l’obiettivo è stato quello di rendere non più inducibile la tachicardia ventricolare, cioè impedire che si possa ripresentare. I risultati sono stati:

  • La completa eliminazione di tutte le forme di tachicardia è stata raggiunta nel 66,7% dei pazienti con NIDCM e nel 77,4% di quelli con ICM.
  • Eliminare solo le forme di tachicardia che causano sintomi è stato possibile nel 22,2% dei pazienti non ischemici e nel 18,3% di quelli ischemici.
  • Non ci sono state differenze significative nei risultati immediati tra i due gruppi.

Risultati a lungo termine

Dopo un anno, i pazienti sono stati seguiti per verificare la ricomparsa della tachicardia:

  • Il 57% dei pazienti con cardiomiopatia ischemica è rimasto libero da tachicardia.
  • Solo il 40,5% dei pazienti con cardiomiopatia non ischemica è rimasto libero da tachicardia.
  • Il rischio di recidiva è risultato più alto nel gruppo non ischemico.
  • In entrambi i gruppi, se la procedura non aveva avuto successo completo, era più probabile che la tachicardia tornasse.

Cosa significa tutto questo

Anche se la procedura di ablazione ha avuto un successo simile subito dopo l’intervento nei due gruppi, i pazienti con cardiomiopatia dilatativa non ischemica hanno avuto risultati peggiori nel tempo. Questo suggerisce che la causa della malattia cardiaca influisce sulla risposta a lungo termine all’ablazione.

Inoltre, ottenere la completa eliminazione di tutte le forme di tachicardia durante la procedura è importante per migliorare i risultati a lungo termine, soprattutto nei pazienti con cardiomiopatia non ischemica.

In conclusione

L’ablazione della tachicardia ventricolare è una procedura efficace sia nei pazienti con cardiomiopatia ischemica sia in quelli con cardiomiopatia non ischemica. Tuttavia, i pazienti con cardiomiopatia non ischemica tendono ad avere una maggiore probabilità che la tachicardia ritorni nel tempo. Per questo motivo, è importante cercare di eliminare completamente tutte le forme di tachicardia durante la procedura, per migliorare i risultati a lungo termine in questi pazienti.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Annalisa Mongiardo

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