Che cos’è l’ipertensione resistente
L’ipertensione resistente, chiamata anche ipertensione refrattaria, si verifica quando la pressione arteriosa rimane alta (oltre 140/90 mmHg) nonostante l’assunzione di almeno tre farmaci diversi, uno dei quali deve essere un diuretico, presi alla dose corretta per un tempo adeguato.
È importante sapere che un paziente che necessita di un quarto farmaco per controllare la pressione rimane comunque considerato con ipertensione resistente.
Questa condizione è spesso associata a problemi di salute come il diabete, l’ingrossamento del cuore (ipertrofia ventricolare sinistra) e problemi renali cronici.
Quanto è diffusa l’ipertensione resistente
La frequenza esatta non è chiara e varia tra gli studi:
- Circa il 12% dei pazienti in uno studio non ha raggiunto la pressione desiderata dopo 4 anni di trattamento intensivo.
- In un altro studio, l’8-15% dei pazienti ha mostrato ipertensione resistente.
- Alcuni studi riportano percentuali anche superiori al 30%.
Fattori che aumentano il rischio di ipertensione resistente includono l’età avanzata, l’obesità, l’ingrossamento del cuore e la malattia renale cronica.
Come riconoscere l’ipertensione resistente
Quando si sospetta questa condizione, è fondamentale:
- Verificare che la misurazione della pressione sia corretta, seguendo le linee guida: usare un bracciale della misura giusta, evitare fumo o caffè prima della misurazione e assicurarsi che la persona sia a riposo.
- Escludere la pseudo-ipertensione, soprattutto negli anziani con arterie rigide, che può dare risultati falsamente alti. Un test chiamato manovra di Osler aiuta a identificarla.
- Escludere l’ipertensione da camice bianco, cioè quando la pressione è alta solo in ambulatorio ma normale a casa. Per questo è utile il monitoraggio della pressione per 24 ore.
Cause comuni e valutazioni importanti
Spesso l’ipertensione resistente è legata a:
- Scarsa adesione alla terapia o alle modifiche dello stile di vita, come la riduzione del peso o il consumo di alcol.
- Uso di sostanze che aumentano la pressione, compresi alcuni farmaci comuni come antinfiammatori (FANS), corticosteroidi e contraccettivi orali.
Per questo, è importante raccogliere con attenzione la storia clinica e verificare l’aderenza alle cure e alle abitudini di vita.
Trattamento e opzioni terapeutiche
Se l’ipertensione è secondaria a un’altra malattia, va curata la causa sottostante.
Per l’ipertensione resistente senza cause secondarie note, non esistono ancora indicazioni chiare su quale farmaco usare come terza o quarta scelta.
Alcuni studi suggeriscono che farmaci come la spironolattone o l’amiloride possono aiutare a ridurre la pressione in questi casi.
È importante monitorare i livelli di potassio e la funzione renale, perché questi pazienti spesso assumono anche altri farmaci che agiscono sui reni.
Infine, esistono tecniche invasive, come la denervazione renale o la stimolazione dei seni carotidei, ma non sono trattate in questo testo.
In conclusione
L’ipertensione resistente è una condizione complessa che richiede una valutazione accurata della pressione, sia a casa sia con il monitoraggio continuo. Controllare l’aderenza alla terapia e le abitudini di vita è fondamentale. Anche se il trattamento può essere difficile, esistono opzioni farmacologiche e tecniche avanzate che possono aiutare a gestire questa forma di pressione alta.