Che cos'è lo studio
Lo studio ha esaminato 96 pazienti con diagnosi di cardiomiopatia ipertrofica (CMI) apicale. Questi pazienti sono stati sottoposti a risonanza magnetica cardiaca (RMN) presso la Mayo Clinic tra il 1999 e il 2011. Inoltre, sono stati effettuati ecocardiogrammi bidimensionali entro 6 mesi dalla RMN per valutare il cuore.
Risultati principali
- I volumi del ventricolo sinistro, cioè la camera principale del cuore che pompa il sangue, erano in media 130,7 ml al riempimento massimo (telediastolico) e 44,2 ml al momento della contrazione (telesistolico).
- Lo spessore massimo della parete del cuore era in media di 19 mm.
- In 57 pazienti (circa il 59%) l'ispessimento del muscolo cardiaco si estendeva oltre l'apice del cuore in altre zone.
- L'ostruzione all'efflusso, cioè un blocco parziale nel flusso del sangue che esce dal cuore, è stata osservata in 12 pazienti (12,5%). Questa condizione era più frequente nei pazienti con un tipo misto di cardiomiopatia apicale rispetto a quelli con la forma pura (19,3% contro 2,6%).
- In 39 pazienti (circa il 41%) sono state notate delle sacche apicali, cioè delle piccole dilatazioni nella parte finale del cuore.
- La tecnica chiamata late gadolinium enhancement (LGE), che evidenzia aree di tessuto cardiaco danneggiato o cicatriziale, era presente in 70 pazienti (74,5%). Questa presenza era collegata a sintomi più gravi e a uno spessore maggiore della parete cardiaca.
In conclusione
La risonanza magnetica cardiaca fornisce informazioni importanti sulla struttura e sulla funzione del cuore nei pazienti con cardiomiopatia apicale. In particolare, permette di identificare caratteristiche che si associano a sintomi più severi e a possibili complicazioni, aiutando così a comprendere meglio la prognosi della malattia.