Che cosa è stato studiato
Lo studio ha coinvolto 2514 pazienti con fibrillazione atriale. Sono stati raccolti campioni di sangue all'inizio dello studio e dopo 3 mesi per misurare due sostanze chiamate troponina (cTnI) e NT-proBNP. Questi sono biomarcatori cardiaci, cioè indicatori che riflettono la salute del cuore.
Come sono stati analizzati i dati
I pazienti sono stati divisi in gruppi in base ai livelli di queste sostanze:
- Con troponina rilevabile in entrambi i momenti (all'inizio e dopo 3 mesi)
- Con troponina rilevabile solo all'inizio
- Con troponina non rilevabile in nessuno dei due momenti
Inoltre, si è considerato se i livelli di NT-proBNP erano sopra la media.
Cosa è stato osservato
- Il 48,5% dei pazienti aveva troponina rilevabile in entrambi i momenti.
- Il 28,5% l'aveva solo all'inizio.
- Il 21% non l'aveva in nessuno dei due momenti.
I pazienti con livelli di troponina costantemente elevati avevano un rischio significativamente più alto di ictus rispetto agli altri gruppi.
Inoltre, un aumento persistente di uno o entrambi i biomarcatori (troponina e BNP) era legato a un rischio maggiore di eventi cardiovascolari e di morte.
Importanza delle misurazioni ripetute
Misurare entrambe le sostanze più volte nel tempo ha permesso di prevedere meglio il rischio di problemi cardiaci, più di quanto si potesse fare con i metodi tradizionali come il CHADS2-score, un punteggio usato per valutare il rischio di ictus nei pazienti con fibrillazione atriale.
In conclusione
Un aumento continuo nel tempo dei livelli di troponina e BNP nel sangue indica un rischio più alto di ictus, eventi cardiaci e mortalità nelle persone con fibrillazione atriale. Monitorare questi biomarcatori può aiutare a identificare chi ha bisogno di maggiore attenzione medica.