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Articolo per pazienti Pubblicato: 23/07/2014 Lettura: ~5 min

L’ipertensione arteriosa nell’anziano

Fonte
Andrea Ungar, Centro di Riferimento Regionale per l’Ipertensione Arteriosa nell’Anziano, Cardiologia e Medicina Geriatrica, Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi - Firenze

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Andrea Ungar Aggiornato il 05/02/2026

Informazioni rapide
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Introduzione

L’ipertensione arteriosa, cioè la pressione alta del sangue, è molto comune nelle persone anziane. Gestirla richiede attenzione e una valutazione completa della salute generale, perché l’età porta con sé cambiamenti e condizioni particolari. In questo testo spiegheremo cosa significa avere pressione alta in età avanzata, quali sono i rischi e come viene affrontata questa condizione.

Che cos’è l’ipertensione arteriosa nell’anziano

L’ipertensione arteriosa è una condizione in cui la pressione del sangue nelle arterie è costantemente elevata. Negli anziani, è molto frequente e spesso si presenta come ipertensione sistolica isolata (ISI), cioè con pressione massima (sistolica) alta e pressione minima (diastolica) normale o bassa.

Quanto è diffusa

  • Negli Stati Uniti, più di 1 adulto su 4 ha la pressione alta.
  • Tra le persone sopra i 60 anni, questa percentuale supera il 60%, con una prevalenza maggiore nelle donne.
  • In Italia, studi recenti mostrano che più della metà degli uomini e quasi la metà delle donne adulte hanno ipertensione.
  • Molti non ricevono un trattamento adeguato: solo poco più della metà degli uomini e due terzi delle donne ipertese sono sotto cura.

Come cambia la pressione con l’età

Con l’avanzare dell’età, la pressione sistolica tende ad aumentare, mentre la pressione diastolica cresce fino a circa 50-55 anni per poi diminuire leggermente. Questo porta a un aumento della differenza tra le due pressioni, chiamata pressione differenziale, dovuta principalmente all’irrigidimento delle grandi arterie.

Perché l’ipertensione è importante negli anziani

L’ipertensione è un fattore di rischio importante per molte malattie gravi, come:

  • ictus (colpo apoplettico),
  • malattie del cuore,
  • insufficienza cardiaca,
  • danni ai reni,
  • morte improvvisa.

Nei soggetti anziani, valori elevati di pressione aumentano il rischio di malattie cardiovascolari da 3 a 4 volte rispetto ai giovani con la stessa pressione.

Come si sviluppa l’ipertensione nell’anziano

L’ipertensione nell’anziano è legata a diversi fattori, tra cui:

  • Rigidità delle arterie: con l’età, le arterie grandi diventano meno elastiche, aumentando la pressione sistolica.
  • Attività di enzimi: alcune proteine che degradano l’elastina (una sostanza che rende elastiche le arterie) sono più attive negli ipertesi.
  • Sistema renina-angiotensina-aldosterone: un sistema del corpo che regola la pressione può essere alterato, contribuendo all’ipertensione.
  • Dieta: un’alimentazione ricca di sale e grassi animali può aumentare la pressione, mentre una dieta mediterranea con olio d’oliva è associata a valori più bassi.
  • Altri fattori: disfunzioni delle cellule che rivestono i vasi, stress ossidativo, problemi nervosi, resistenza all’insulina e fattori genetici.

Ipotesi e studi sul rapporto tra ipertensione e demenza

L’ipertensione può influenzare anche la funzione cerebrale e il rischio di demenza, una perdita progressiva delle capacità cognitive. Alcuni studi mostrano che la pressione alta in età adulta aumenta il rischio di demenza in età avanzata, mentre altri suggeriscono che una pressione troppo bassa negli anziani potrebbe peggiorare la situazione.

Alcuni trattamenti per l’ipertensione sembrano rallentare la progressione del declino cognitivo, ma i risultati non sono sempre univoci. In particolare, farmaci che agiscono sul sistema renina-angiotensina potrebbero ridurre il rischio di malattie come l’Alzheimer.

Come si fa la diagnosi e si valuta il rischio

La diagnosi di ipertensione nell’anziano può essere complicata da fenomeni come:

  • Pseudoipertensione: la durezza delle arterie può far sembrare la pressione più alta di quella reale durante la misurazione.
  • Gap auscultatorio: un intervallo in cui i suoni della pressione scompaiono può portare a errori nella misurazione.

Inoltre, è importante considerare che l’anziano spesso ha altre malattie che aumentano il rischio cardiovascolare, come il diabete o problemi renali.

Un altro aspetto da valutare è la presenza di ipotensione ortostatica, cioè cali di pressione quando ci si alza in piedi, che possono causare svenimenti e cadute.

Per una valutazione più precisa si usa spesso il monitoraggio della pressione nelle 24 ore (ABPM), che misura la pressione durante tutta la giornata e la notte. Questo metodo aiuta a scoprire situazioni come l’ipertensione da camice bianco (pressione alta solo in ambulatorio) o l’ipertensione mascherata (pressione normale in ambulatorio ma alta a casa).

Il monitoraggio può anche evidenziare se la pressione segue il normale ritmo giornaliero, con un calo durante la notte, che spesso si riduce negli anziani.

Come si tratta l’ipertensione nell’anziano

Ci sono diversi tipi di farmaci efficaci per abbassare la pressione, tra cui:

  • ACE-inibitori,
  • sartani,
  • diuretici tiazidici,
  • calcio-antagonisti,
  • beta-bloccanti.

Le linee guida più recenti consigliano di iniziare con i calcio-antagonisti negli anziani sopra i 55 anni, associandoli eventualmente ad ACE-inibitori o sartani e poi ai diuretici.

È importante iniziare il trattamento farmacologico senza aspettare troppo, soprattutto nei casi di ipertensione sistolica isolata, per ridurre il rischio di eventi cardiovascolari.

Lo studio HyVET ha dimostrato che trattare l’ipertensione anche negli ultraottantenni riduce il rischio di morte, ictus e problemi cardiaci.

Tuttavia, il trattamento deve essere personalizzato, considerando la tolleranza del paziente, la presenza di altre malattie e il rischio di effetti collaterali come cadute o peggioramento della funzione cognitiva.

In conclusione

L’ipertensione arteriosa nell’anziano è una condizione comune e importante da riconoscere e trattare con attenzione. La gestione richiede una valutazione completa della salute generale e l’uso di metodi di misurazione accurati. Il trattamento farmacologico è efficace e sicuro se adattato alle caratteristiche del singolo paziente, con l’obiettivo di ridurre i rischi cardiovascolari e migliorare la qualità della vita, mantenendo la funzione cognitiva e la sicurezza.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Andrea Ungar

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