Che cosa è stato studiato
Lo studio ha coinvolto 20.970 pazienti che non avevano una diagnosi di fibrillazione atriale (FA). Tutti erano stati ricoverati per una sindrome coronarica acuta (ACS), cioè un problema improvviso al cuore come un infarto, tra il 2005 e il 2011.
Lo scopo era capire quanti di questi pazienti avessero avuto un ictus (un danno al cervello causato da un problema di circolazione), un TIA (un episodio simile all’ictus ma temporaneo) o fossero morti per qualsiasi motivo nel tempo successivo alla dimissione.
Risultati principali
- Durante un periodo medio di 4,1 anni, il 2,2% dei pazienti ha avuto un ictus o un TIA.
- Il 9,0% è deceduto per qualsiasi causa.
- Il rischio di ictus o TIA aumentava all’aumentare dei punteggi CHADS2 e CHA2DS2-VASc.
- Un punteggio CHADS2 pari o superiore a 3, o un CHA2DS2-VASc pari o superiore a 4, indicava un rischio annuo di ictus o TIA superiore all’1%.
- Il tasso di mortalità era più alto nei pazienti con punteggi elevati in entrambi i sistemi di valutazione.
Cosa significa
Questi punteggi, solitamente usati per stimare il rischio di ictus nelle persone con fibrillazione atriale non valvolare, possono essere utili anche per prevedere eventi cerebrovascolari in pazienti con problemi cardiaci recenti ma senza fibrillazione atriale.
Il rischio stimato è simile a quello osservato nelle persone con fibrillazione atriale, anche se il numero assoluto di eventi è più basso.
In conclusione
I punteggi CHADS2 e CHA2DS2-VASc possono aiutare a identificare pazienti con sindrome coronarica acuta senza fibrillazione atriale che hanno un rischio più alto di ictus o TIA. Questo può essere utile per una migliore valutazione del rischio e per monitorare più attentamente queste persone.