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Articolo per pazienti Pubblicato: 30/09/2014 Lettura: ~2 min

Biomarcatori per valutare il rischio di scompenso cardiaco nuovo

Fonte
Circulation HF. September 2014, Volume 7, Issue 5.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Fabio Valente Aggiornato il 05/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Capire quali persone hanno un rischio maggiore di sviluppare uno scompenso cardiaco è importante per intervenire in modo appropriato. Alcuni indicatori nel sangue e nelle urine, chiamati biomarcatori, possono aiutare a prevedere questo rischio. Qui spieghiamo come questi biomarcatori sono utili per distinguere tra persone a basso e alto rischio di scompenso cardiaco.

Che cosa sono i biomarcatori nello scompenso cardiaco

I biomarcatori sono sostanze misurabili nel sangue o nelle urine che possono indicare la presenza o il rischio di una malattia, come lo scompenso cardiaco. In questo studio sono stati analizzati 13 biomarcatori diversi in 8.569 persone.

Come sono stati suddivisi i gruppi di rischio

I partecipanti sono stati divisi in due gruppi in base alla loro storia di malattie cardiovascolari e a un punteggio chiamato Framingham Risk Score, che stima il rischio di problemi cardiaci:

  • Gruppo a basso rischio: 6.915 persone con un rischio medio del 5,9%.
  • Gruppo ad alto rischio: 1.654 persone con un rischio medio del 18,6%.

Risultati principali

  • Nel gruppo a basso rischio, il 2,4% ha sviluppato per la prima volta lo scompenso cardiaco.
  • Nel gruppo ad alto rischio, questa percentuale era più alta, il 12,2%.
  • Alcuni biomarcatori, come i peptidi natriuretici (sostanze che aiutano a regolare il cuore e i reni), adrenomedullina, endotelina e galectina-3, erano più fortemente collegati all’insorgenza dello scompenso nel gruppo ad alto rischio.
  • Altri biomarcatori, come la troponina-T (indicatore di danno al cuore), la proteina C-reattiva (PCR) (indicatore di infiammazione), l’albumina nelle urine (segno di problemi renali) e la cistatina-C (indicatore della funzione renale), prevedevano il rischio di scompenso in modo simile in entrambi i gruppi.
  • Il modello migliore per prevedere il rischio combinava tre biomarcatori: nTproBNP (un peptide natriuretico), troponina-T e albumina nelle urine. Questo migliorava la precisione della previsione, soprattutto nel gruppo ad alto rischio.
  • Con l’eccezione di un piccolo ruolo della cistatina-C, nessun biomarcatore era associato a un aumento del rischio di scompenso quando la funzione del cuore era ancora conservata (chiamata frazione di eiezione preservata).

In conclusione

I biomarcatori possono aiutare a distinguere chi ha un rischio più alto di sviluppare uno scompenso cardiaco, soprattutto in persone già a rischio elevato. La combinazione di alcuni di questi indicatori migliora la capacità di prevedere questa condizione. Tuttavia, alcuni biomarcatori non sembrano utili per identificare il rischio quando la funzione del cuore è ancora buona.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Fabio Valente

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