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Articolo per pazienti Pubblicato: 24/10/2014 Lettura: ~2 min

Studio MADIT-RIT: come la programmazione degli ICD può influire sulla mortalità

Fonte
Circulation: Arrhythmia and Electrophysiology 2014;7:785-792 doi:10.1161/CIRCEP.114.001623.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Rossella Vastarella Aggiornato il 05/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Lo studio MADIT-RIT ha esaminato come diverse modalità di programmazione dei defibrillatori impiantabili (ICD) possono influenzare la salute e la sopravvivenza delle persone che li ricevono. Questo studio importante aiuta a capire quali impostazioni possono ridurre i rischi e migliorare i risultati per i pazienti.

Che cosa è stato studiato

Lo studio MADIT-RIT ha coinvolto 1500 pazienti che avevano bisogno di un defibrillatore impiantabile (ICD) per prevenire problemi cardiaci gravi. Questi pazienti sono stati divisi in tre gruppi, ognuno con una diversa modalità di programmazione del dispositivo:

  • Programmazione convenzionale: il dispositivo interviene se la frequenza cardiaca supera i 170 battiti al minuto.
  • Programmazione ad alta frequenza: il dispositivo interviene solo se la frequenza supera i 200 battiti al minuto.
  • Programmazione ritardata: il dispositivo aspetta 60 secondi prima di intervenire se la frequenza supera i 170 battiti al minuto.

Risultati principali

Dopo circa un anno e mezzo di osservazione, sono stati registrati 71 decessi tra i partecipanti. Le cause di morte sono state:

  • 56% per problemi cardiaci
  • 32% per cause non cardiache
  • 11% per cause non note

Lo studio ha mostrato che:

  • Gli shock appropriati dati dal defibrillatore, cioè quando il dispositivo interviene correttamente per fermare un ritmo cardiaco pericoloso, erano associati a un aumento del rischio di morte.
  • La terapia inappropriata, cioè quando il dispositivo interviene senza motivo valido, aumentava anch’essa il rischio di mortalità.
  • Il pacing antitachicardico appropriato (una stimolazione elettrica mirata a regolare il ritmo cardiaco senza shock) non aumentava il rischio di morte.
  • La programmazione convenzionale era collegata a un rischio di morte più alto rispetto alla programmazione ad alta frequenza.

Cosa significa tutto questo

Questi risultati indicano che la scelta della programmazione del defibrillatore può influenzare la sopravvivenza. Evitare interventi inutili o troppo frequenti del dispositivo può ridurre i rischi per il paziente.

In conclusione

Lo studio MADIT-RIT ha dimostrato che:

  • Gli shock dati correttamente o in modo inappropriato dal defibrillatore sono legati a un aumento della mortalità.
  • Il pacing antitachicardico mirato non sembra aumentare il rischio di morte.
  • Programmare il defibrillatore con criteri più restrittivi (come nella programmazione ad alta frequenza) può aiutare a ridurre il rischio di mortalità rispetto alla programmazione convenzionale.

Questi dati sono importanti per migliorare la gestione e la sicurezza dei pazienti con ICD.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Rossella Vastarella

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