Che cosa è stato studiato
Lo studio chiamato Japanese Primary Prevention Project (JPPP) ha coinvolto 14.464 persone tra i 60 e gli 85 anni in Giappone. Tutti avevano almeno uno dei seguenti problemi di salute: ipertensione (pressione alta), dislipidemia (livelli alterati di grassi nel sangue) o diabete. I partecipanti sono stati seguiti per circa 5 anni.
Metà dei partecipanti ha assunto ogni giorno 100 mg di aspirina, mentre l'altra metà non ha preso aspirina, continuando le terapie già in corso.
Cosa si è voluto verificare
L'obiettivo principale era capire se l'aspirina potesse ridurre il rischio di:
- morte per malattie del cuore o dei vasi sanguigni,
- ictus non fatale (un problema al cervello che non ha causato la morte),
- infarto non fatale (un danno al cuore non letale).
Risultati principali
- Il numero di morti per cause cardiovascolari è stato uguale in entrambi i gruppi (56 persone).
- Gli ictus non fatali sono stati 114 nel gruppo aspirina e 108 in quello senza aspirina.
- Gli infarti non fatali sono stati 20 nel gruppo aspirina e 38 nel gruppo senza aspirina.
- Eventi cerebrovascolari (problemi ai vasi del cervello) sono stati pochi in entrambi i gruppi.
Lo studio è stato interrotto prima del previsto perché i dati preliminari mostravano che l'aspirina aggiuntiva non portava benefici evidenti.
Altri aspetti importanti
È stato osservato che gli uomini avevano un rischio più alto di eventi cardiovascolari rispetto alle donne.
In conclusione
In persone anziane con fattori di rischio per malattie del cuore e dei vasi sanguigni, l'assunzione quotidiana di una bassa dose di aspirina non ha ridotto in modo significativo il rischio di morte cardiovascolare, ictus o infarto non fatale rispetto a chi non l'ha assunta. Questo indica che l'aspirina, in questo gruppo di persone, potrebbe non essere efficace come prevenzione aggiuntiva.