Che cosa è stato studiato
Lo studio PRATO-ACS ha coinvolto 504 pazienti con sindrome coronarica acuta, una condizione grave del cuore. Tutti i pazienti non avevano mai preso statine prima. Sono stati divisi in gruppi in base ai livelli di una proteina nel sangue chiamata proteina C reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP), che indica la presenza di infiammazione nel corpo.
- Primo gruppo: hs-CRP < 2.7 mg/l
- Secondo gruppo: hs-CRP tra 2.7 e <7.5 mg/l
- Terzo gruppo: hs-CRP ≥ 7.5 mg/l
Cosa è successo ai pazienti
I pazienti con livelli più alti di hs-CRP avevano un rischio maggiore di sviluppare nefropatia da contrasto (CIN). Questa è una forma di danno ai reni che può succedere dopo l’uso di mezzi di contrasto durante esami cardiaci. Il danno è stato definito come un aumento significativo della creatinina, una sostanza usata per valutare la funzione renale, entro 72 ore dall’esame.
- Incidenza di CIN nel primo gruppo: 5.4%
- Nel secondo gruppo: 8.7%
- Nel terzo gruppo: 18.3%
Effetti della rosuvastatina
Il trattamento precoce con alte dosi di rosuvastatina ha mostrato un effetto protettivo molto significativo soprattutto nel gruppo con livelli elevati di infiammazione (terzo gruppo). In questi pazienti, la terapia ha ridotto:
- Il rischio di danno renale da contrasto
- Gli eventi avversi a 30 giorni (7.2% rispetto al 17.4% senza trattamento)
- Un miglioramento della prognosi a 6 mesi, anche se con un risultato non ancora completamente certo (6.02% vs. 13.04%)
In conclusione
Iniziare subito una terapia con alte dosi di rosuvastatina in pazienti con sindrome coronarica acuta e segni di infiammazione elevata può proteggere i reni dal danno causato dal mezzo di contrasto. Questo trattamento migliora anche la loro salute a medio e lungo termine.