Che cosa è successo al paziente
Il paziente aveva 54 anni, con una storia di sovrappeso, colesterolo alto e ipertensione da oltre 10 anni. Nel 2009 è stato ricoverato per problemi al cuore legati alla pressione molto alta (200/140 mmHg) e aveva una grave insufficienza renale (con un valore di creatinina nel sangue di 4 mg/dl) e danni agli occhi causati dall'ipertensione.
Dopo un trattamento adeguato, la funzione renale è migliorata, ma nel tempo la malattia renale è peggiorata lentamente, anche a causa di una non corretta assunzione dei farmaci. Nel 2013 la funzione renale è peggiorata drasticamente, con un aumento della creatinina a 9.9 mg/dl e la pressione arteriosa rimaneva alta nonostante l'uso di molti farmaci.
La denervazione simpatica renale
Per cercare di controllare la pressione e rallentare il danno renale, nel novembre 2013 il paziente ha subito un intervento di denervazione renale bilaterale. Questa procedura mira a ridurre l'attività nervosa che contribuisce all'ipertensione.
Cosa è successo dopo l'intervento
- Nei mesi successivi, la pressione arteriosa si è ridotta in modo significativo.
- Questo ha permesso di diminuire gradualmente il numero e la dose dei farmaci antipertensivi fino a sospenderli completamente dopo un anno.
- L'ecocardiogramma ha mostrato un miglioramento della struttura del cuore, con riduzione dello spessore delle pareti del ventricolo sinistro.
- Tuttavia, la funzione renale non è migliorata e il paziente ha dovuto iniziare la dialisi per sostituire la funzione dei reni.
Cosa significa questo caso
Questo esempio mostra che la denervazione renale può essere efficace nel ridurre la pressione arteriosa anche in pazienti con malattia renale molto avanzata. Tuttavia, se la funzione renale è già molto compromessa, questa procedura non può fermare il peggioramento della malattia renale stessa.
È importante quindi intervenire prima che la malattia renale sia troppo avanzata per ottenere benefici più ampi.
In conclusione
La denervazione simpatica renale può aiutare a controllare la pressione alta anche in casi difficili, ma non può invertire o fermare il danno renale se la malattia è già molto grave. Per questo motivo, è fondamentale un trattamento precoce e un buon controllo della pressione per proteggere i reni nel tempo.