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Articolo per pazienti Pubblicato: 18/11/2024 Lettura: ~2 min

Malattia renale cronica: cosa succede se si interrompe la terapia con SGLT2i?

Fonte
EMPA-KIDNEY Collaborative Group. N Engl J Med. 2024. doi:10.1056/NEJMoa2409183.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Martina Chiriacò Aggiornato il 31/01/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

La malattia renale cronica è una condizione che richiede spesso un trattamento a lungo termine. Un farmaco chiamato empagliflozin, appartenente alla famiglia degli inibitori SGLT2, ha dimostrato di proteggere i reni e il cuore. Questo testo spiega cosa succede quando si smette di assumere questo farmaco.

Che cos'è l'empagliflozin e come agisce

L'empagliflozin è un farmaco che aiuta a proteggere i reni e il cuore in persone con malattia renale cronica (CKD). Fa parte di una classe di medicinali chiamati inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2). Questi farmaci agiscono aiutando i reni a eliminare più glucosio con l'urina, migliorando così la salute renale e riducendo il rischio di problemi cardiaci.

Lo studio EMPA-KIDNEY

Uno studio chiamato EMPA-KIDNEY ha coinvolto 6.609 pazienti con malattia renale cronica a rischio di peggioramento. I partecipanti hanno assunto empagliflozin o un placebo (una pillola senza principio attivo) per circa 2 anni.

Dopo questo periodo, quasi il 74% dei pazienti ha accettato di continuare a essere seguito per altri 2 anni senza prendere più il farmaco. Durante questo tempo, alcuni pazienti potevano comunque ricevere altri farmaci simili, se il medico lo riteneva necessario.

I risultati principali

  • Durante i 4 anni complessivi (2 anni con il farmaco e 2 anni senza), i pazienti che avevano preso empagliflozin hanno avuto meno eventi gravi, come il peggioramento della malattia renale o la morte per problemi cardiaci, rispetto a chi aveva preso il placebo.
  • In particolare, durante il periodo senza trattamento attivo, i benefici del farmaco sono continuati, con un rischio di eventi gravi inferiore del 13% rispetto al gruppo placebo.
  • Nel corso di tutto lo studio, chi aveva iniziato con empagliflozin ha mostrato:
    • meno progressione della malattia renale (23,5% contro 27,1% nel gruppo placebo);
    • meno casi di morte o necessità di dialisi;
    • meno morti per cause cardiache.
  • Non sono state trovate differenze nel numero di morti per altre cause tra i due gruppi.

Cosa significa per i pazienti

Questi risultati indicano che l'uso di empagliflozin offre una protezione duratura per i reni e il cuore, che persiste anche dopo aver interrotto il trattamento. Questo è un dato importante per chi vive con malattia renale cronica, perché suggerisce che i benefici del farmaco non si perdono immediatamente dopo la sospensione.

In conclusione

L'empagliflozin è un farmaco efficace per rallentare la progressione della malattia renale cronica e ridurre il rischio di problemi cardiaci. I benefici si mantengono anche dopo aver smesso di prenderlo, almeno per un periodo fino a un anno. Questo conferma l'importanza di questo trattamento nel gestire la malattia renale cronica a rischio.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Martina Chiriacò

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