Che cosa significa lo studio SARAH
Lo studio SARAH ha confrontato due gruppi di pazienti oncologici ad alto rischio che stavano ricevendo chemioterapia con antracicline, farmaci noti per poter causare danni al cuore. Un gruppo ha ricevuto sacubitril/valsartan, un farmaco che agisce proteggendo il cuore, mentre l'altro gruppo ha ricevuto un placebo, cioè una sostanza senza effetto attivo.
Chi ha partecipato allo studio
- 114 pazienti con tumori come carcinoma mammario, linfoma, sarcoma o leucemia
- Età media di 52 anni
- 90% donne e 92% adulti di origine bianca
Come è stato somministrato il farmaco
I pazienti hanno iniziato con una dose bassa di sacubitril/valsartan due volte al giorno, che è stata aumentata gradualmente ogni due settimane fino a raggiungere la dose completa prevista.
I risultati principali
- Il gruppo trattato con sacubitril/valsartan ha avuto un rischio inferiore del 77% di sviluppare ulteriori danni al cuore rispetto al gruppo placebo.
- Alla fine delle 24 settimane di trattamento, i pazienti con sacubitril/valsartan avevano meno probabilità di peggiorare la loro funzione cardiaca.
- Il parametro chiamato deformazione longitudinale globale (GLS), che misura la capacità del cuore di contrarsi, è migliorato in media del 2,55% nei pazienti trattati, mentre è peggiorato del 6,65% in chi ha ricevuto placebo.
Limitazioni dello studio
- Tutti i partecipanti erano ad alto rischio di danni cardiaci e trattati con antracicline specifiche (principalmente doxorubicina).
- I risultati potrebbero non essere validi per persone con rischio più basso o che assumono altri tipi di chemioterapia.
- Lo studio ha seguito i pazienti per sei mesi, quindi non si conoscono gli effetti a lungo termine.
- Non sono stati valutati altri aspetti importanti come la sopravvivenza o la qualità della vita.
In conclusione
Il trattamento con sacubitril/valsartan sembra offrire una protezione importante al cuore nei pazienti oncologici ad alto rischio che ricevono antracicline. Questo farmaco può ridurre significativamente il rischio di danni cardiaci durante la chemioterapia, migliorando la funzione del cuore nel breve termine. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per confermare questi risultati e capire gli effetti a lungo termine.