Che cosa è successo
Una donna di 84 anni è stata ricoverata in ospedale durante la notte per un ictus emorragico, cioè un sanguinamento all'interno del cervello. Era in cura da tempo per la pressione alta con un farmaco chiamato valsartan e da circa 7 mesi prendeva rivaroxaban, un medicinale che aiuta a prevenire la formazione di coaguli nel sangue, a causa di episodi di fibrillazione atriale, un disturbo del ritmo cardiaco.
I sintomi e le prime cure
La sera del ricovero ha avuto improvvisamente malessere, mal di testa, nausea, difficoltà nel parlare e sonnolenza. In ospedale è stata subito sottoposta a una tomografia computerizzata (TC) del cervello che ha mostrato un piccolo sanguinamento in una zona profonda del cervello.
Il medico ha deciso di non intervenire chirurgicamente ma ha somministrato un trattamento per aiutare a fermare il sanguinamento, usando un farmaco chiamato complesso protrombinico concentrato a 3 fattori, che aiuta il sangue a coagulare.
Come è andata dopo
- Il giorno dopo la paziente era sveglia e orientata, con solo qualche lieve disturbo nel parlare e un po' di mal di testa.
- Nei giorni successivi, i sintomi sono migliorati e non sono comparsi nuovi problemi neurologici.
- La TC di controllo ha mostrato che il sanguinamento non era aumentato e dopo qualche giorno si è ridotto.
- La paziente è stata mobilizzata e dimessa in buone condizioni dopo circa due settimane.
- Un mese dopo, una nuova TC ha mostrato che il sanguinamento si era quasi completamente riassorbito.
Informazioni importanti sul trattamento
Il rivaroxaban è un anticoagulante usato per prevenire coaguli, ma può aumentare il rischio di sanguinamenti, come quello cerebrale. Tuttavia, in questo caso, l'emorragia è stata di dimensioni limitate e non si è aggravata nel tempo.
La somministrazione tempestiva del complesso protrombinico ha aiutato a controllare il sanguinamento anche senza poter misurare subito i livelli del farmaco nel sangue.
Dati dalla letteratura scientifica
Studi precedenti mostrano che le emorragie cerebrali associate a rivaroxaban tendono a essere più piccole e meno inclini ad aumentare rispetto a quelle causate da altri anticoagulanti come il warfarin. Questo caso conferma tali osservazioni.
In conclusione
Questa esperienza mostra che, anche se il rivaroxaban può essere associato a emorragie cerebrali, con un intervento rapido e appropriato la situazione può evolvere favorevolmente. La gestione attenta e il monitoraggio sono fondamentali per ottenere buoni risultati.