Chi è il paziente e quali problemi ha
Il signor FG ha 59 anni. Soffre di ipertensione arteriosa da molti anni e non è diabetico. È un fumatore abituale (un pacchetto di sigarette al giorno). Nel 2007 gli è stata diagnosticata una forma grave di danno ai vasi sanguigni degli occhi causata dall'ipertensione (retinopatia ipertensiva di terzo grado).
Ha anche un lieve problema respiratorio legato alla sindrome delle apnee notturne, che causa pause nella respirazione durante il sonno. Nel 2010 ha avuto una polmonite, ma in quel periodo la funzione dei suoi reni era normale.
Il peggioramento e la situazione al ricovero
Nel febbraio 2013 è arrivato in ospedale con un grave accumulo di liquidi nei polmoni (edema polmonare acuto), pressione molto alta e insufficienza renale acuta, cioè i reni non funzionavano più bene (la creatinina era molto alta e la capacità di filtrare il sangue molto bassa).
Gli esami mostravano che i reni avevano dimensioni normali e il cuore era indebolito. A causa della riduzione della quantità di urina prodotta, è stato iniziato un trattamento con emodialisi, una procedura che aiuta i reni a pulire il sangue.
Durante il ricovero, una TAC al torace ha evidenziato infiammazioni ai polmoni, trattate con vari antibiotici. Sono stati fatti anche esami per escludere malattie autoimmuni che potessero colpire i vasi sanguigni, ma sono risultati negativi. Dopo una settimana, la situazione polmonare è migliorata e la funzione renale è leggermente tornata a migliorare, permettendo di sospendere l'emodialisi.
La pressione alta e la diagnosi precisa
Nonostante l'uso di cinque farmaci diversi per la pressione, questa rimaneva molto alta. Inoltre, il paziente aveva una quantità elevata di proteine nelle urine (proteinuria), segno di danno renale.
Per capire la causa dell'ipertensione, sono stati esclusi problemi come restringimenti delle arterie renali o tumori delle ghiandole surrenali. È stata quindi fatta una biopsia renale, cioè un prelievo di tessuto dal rene per analizzarlo al microscopio.
L'esame ha mostrato una nefroangiosclerosi maligna, una grave forma di danno ai piccoli vasi del rene con zone di tessuto ischemico (cioè con poco sangue) e trombosi (ostruzioni dei vasi).
La decisione di provare la denervazione simpatica renale
Il paziente aveva una insufficienza renale avanzata e ipertensione difficile da controllare. Un monitoraggio della pressione per 24 ore ha confermato valori elevati e variabili.
Si è quindi valutata la possibilità di eseguire una procedura chiamata denervazione simpatica renale. Questa tecnica mira a ridurre l'attività del sistema nervoso che contribuisce ad alzare la pressione e danneggiare i reni.
Gli obiettivi erano:
- Ridurre la pressione arteriosa e il numero di farmaci necessari.
- Verificare un possibile miglioramento della funzione renale.
- Migliorare la funzione del cuore.
I risultati dopo 12 mesi
Un anno dopo la procedura, il paziente aveva ancora una insufficienza renale di grado moderato-severo, ma non necessitava più di dialisi. La pressione arteriosa era migliorata in modo significativo, permettendo di ridurre i farmaci antipertensivi.
Il cuore mostrava segni di miglioramento, con una funzione più efficiente e dimensioni normali delle camere cardiache.
In conclusione
La denervazione simpatica renale in questo paziente con ipertensione grave e insufficienza renale avanzata ha permesso di migliorare la pressione arteriosa, ridurre i farmaci e stabilizzare la funzione renale e cardiaca. Questa procedura può rappresentare una nuova opportunità per chi si occupa di malattie renali difficili da trattare.