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Articolo per pazienti Pubblicato: 26/05/2015 Lettura: ~3 min

Ci vorrebbe un cuore nuovo…

Fonte
Caso clinico tratto da congresso medico HF con dati clinici originali e discussione su gestione di paziente con cardiomiopatia dilatativa e scompenso cardiaco avanzato.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Mauro Contini Aggiornato il 05/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 926 Sezione: 17

Introduzione

Questo racconto riguarda un uomo di 60 anni con una grave malattia del cuore che lo ha portato a dover affrontare diversi problemi e trattamenti. Il suo caso ci aiuta a capire meglio come si valuta e si gestisce una situazione complessa di insufficienza cardiaca avanzata, con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita e pianificare le cure più adatte.

Chi è il paziente e qual è la sua storia

Il signor BP ha 60 anni e soffre di una malattia del muscolo cardiaco chiamata cardiomiopatia dilatativa, diagnosticata nel 2000. Questa condizione rende il cuore più grande e meno efficiente nel pompare il sangue. Inoltre, ha una fibrillazione atriale cronica, un tipo di aritmia che gli ha causato un ictus nel 2014, nonostante fosse in terapia anticoagulante.

Da allora assume un nuovo tipo di anticoagulante chiamato rivaroxaban. Nel 2014 ha anche ricevuto un defibrillatore impiantabile (ICD) per prevenire aritmie pericolose. La sua terapia attuale comprende vari farmaci per il cuore e per controllare la pressione e i liquidi.

I sintomi e la valutazione iniziale

Il paziente si presenta con dispnea da sforzo, cioè difficoltà a respirare quando si muove, che peggiora nel tempo. Gli esami mostrano segni di scompenso cardiaco, con un valore molto alto di BNP, una sostanza che indica lo stress del cuore. Ha anche una lieve insufficienza renale e un basso livello di potassio, che viene corretto.

Viene trattato con diuretici per eliminare i liquidi in eccesso e con un farmaco chiamato levosimendan per aiutare il cuore a lavorare meglio, ottenendo un miglioramento.

Il valore del BNP e il suo significato

Alla dimissione, dopo 18 giorni, il BNP è sceso da 1451 a 1128 pg/ml, una riduzione del 20%. Questo valore rimane comunque alto e indica una prognosi sfavorevole, cioè un rischio elevato di problemi futuri. È importante valutare non solo il valore iniziale ma anche quello alla dimissione e quanto è cambiato.

Ulteriori accertamenti e condizioni del cuore

Dopo aver stabilizzato il paziente, si eseguono vari esami:

  • Ecocardiogramma: mostra un ventricolo sinistro molto dilatato e con funzione molto ridotta (frazione di eiezione al 14%), dilatazione dell'atrio sinistro e ridotta funzione del ventricolo destro.
  • ECG e radiografia del torace: forniscono immagini e informazioni sul cuore e sui polmoni.
  • Test da sforzo cardiopolmonare: misura la capacità del cuore e dei polmoni durante l'attività fisica, con un valore di VO2 di picco del 54% rispetto al previsto, indicativo di una ridotta capacità.
  • Holter cardiaco: registra aritmie frequenti e pericolose, alcune delle quali sono state interrotte dal defibrillatore impiantato.

Modifiche della terapia

Considerando le aritmie e la situazione clinica, si decide di iniziare un farmaco chiamato amiodarone, che aiuta a stabilizzare il ritmo cardiaco e a ridurre le aritmie ventricolari. Altre opzioni come aumentare il beta bloccante non sono possibili perché già al massimo dosaggio, e farmaci come digitale o ivabradina non sono indicati in questo caso.

Valutazione prognostica e strategie future

Utilizzando uno strumento chiamato MECKI score, che considera vari parametri clinici e funzionali, si stima un rischio del 34% di morte cardiovascolare o necessità urgente di trapianto cardiaco entro 2 anni.

Le possibili strategie sono:

  • Trapianto cardiaco: importante da considerare, ma non ancora urgente perché il paziente è ancora in una condizione relativamente stabile.
  • LVAD (dispositivo di assistenza ventricolare sinistra): potrebbe essere un'opzione, ma il paziente ha una disfunzione anche del ventricolo destro, che riduce le possibilità di successo.
  • Aggiornamento del defibrillatore a biventricolare (CRT-D): non indicato perché il paziente è in fibrillazione atriale e non presenta i criteri specifici.

La scelta finale è di inserire il paziente in lista per il trapianto e seguirlo attentamente nel breve termine.

In conclusione

Il caso del signor BP mostra come in una grave malattia del cuore sia fondamentale valutare attentamente i sintomi, gli esami e i parametri di rischio per decidere la terapia più adatta. Anche se la situazione è seria, con un attento monitoraggio e trattamenti mirati si può pianificare il percorso migliore, che in questo caso prevede la preparazione al trapianto cardiaco come opzione futura.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Mauro Contini

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