Che cos’è l’ipertensione resistente
L’ipertensione resistente è una situazione in cui la pressione arteriosa rimane alta nonostante l’uso di almeno tre farmaci diversi per abbassarla. Colpisce circa il 10% delle persone con ipertensione. Questa condizione aumenta il rischio di problemi al cuore, ai reni e ad altri organi.
Le nuove terapie in arrivo
Le linee guida attuali suggeriscono di aggiungere un farmaco chiamato antagonista dei recettori mineralcorticoidi (per esempio la spironolattone) come quarta opzione. Tuttavia, non tutti rispondono bene a questo trattamento e possono comparire effetti collaterali.
Per questo motivo, la ricerca sta sviluppando nuove medicine e tecniche per aiutare chi ha ipertensione resistente:
- Inibitori dell’aldosterone sintasi: farmaci che riducono la produzione di aldosterone, una sostanza che aumenta la pressione. Due esempi sono il baxdrostat e il lorundrostat. Studi recenti hanno mostrato che questi farmaci possono abbassare la pressione in modo significativo e con pochi effetti collaterali.
- RNA interferente (RNAi): una nuova tecnologia che blocca la produzione di una proteina chiamata angiotensinogeno, importante per la regolazione della pressione. Il farmaco zilebesiran è stato testato con risultati promettenti, con riduzioni della pressione anche a lungo termine e somministrazioni ogni pochi mesi.
- Antagonisti dell’endotelina-1 (ET-1): l’endotelina è una sostanza che può causare restringimento dei vasi sanguigni. Il farmaco aprocitentan blocca i suoi effetti e ha dimostrato di ridurre la pressione in modo duraturo.
- Denervazione renale: una procedura che usa un catetere per interrompere i nervi che aumentano la pressione nei reni. Studi hanno confermato che è sicura e può abbassare la pressione in modo stabile nel tempo.
- Altri farmaci: alcuni medicinali usati per altre malattie, come sacubitril-valsartan e gli inibitori SGLT2 (per esempio empagliflozin e canagliflozin), hanno mostrato benefici anche nell’ipertensione resistente.
Come si sviluppano questi studi
Le nuove terapie sono testate in studi clinici divisi in fasi:
- Fase 1 e 2: si valuta la sicurezza e l’efficacia iniziale dei farmaci.
- Fase 3: si conferma l’efficacia su un numero più grande di pazienti.
Ad esempio, il trial BrigHTN ha mostrato che baxdrostat abbassa la pressione in modo dose-dipendente e con pochi effetti collaterali. Altri studi come Target-HTN, KARDIA-1 e PRECISION hanno confermato l’efficacia di altre molecole e approcci.
In conclusione
L’ipertensione resistente è una sfida importante per la salute, ma la ricerca sta facendo passi avanti con nuovi farmaci e tecniche. Queste novità offrono speranza per un miglior controllo della pressione e una riduzione dei rischi associati. È importante continuare a seguire i consigli del medico e rimanere informati sulle opzioni disponibili.