Che cosa ha studiato lo studio FIND
Lo studio, chiamato Finnish Vitamin D Trial (FIND), ha coinvolto 2.271 persone anziane, di almeno 60 anni per gli uomini e 65 per le donne. Tutti erano in buona salute e senza fattori di rischio importanti per il diabete di tipo 2.
I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi:
- un gruppo ha ricevuto un placebo, cioè una sostanza senza principio attivo;
- un gruppo ha assunto 1.600 unità internazionali (UI) di vitamina D3 al giorno;
- un gruppo ha assunto 3.200 UI di vitamina D3 al giorno.
Cosa è stato osservato durante lo studio
Lo studio è durato in media 4,2 anni. Durante questo periodo, i nuovi casi di diabete di tipo 2 sono stati:
- 5,0% nel gruppo placebo;
- 4,2% nel gruppo con 1.600 UI di vitamina D3;
- 4,7% nel gruppo con 3.200 UI di vitamina D3.
Queste differenze non sono risultate statisticamente significative, cioè non abbastanza forti da poter dire che la vitamina D3 abbia un effetto chiaro sul rischio di diabete.
Altri risultati importanti
In un sottogruppo di 505 partecipanti, i livelli di vitamina D nel sangue sono aumentati dopo 12 mesi di assunzione, passando da una media di 74,5 nmol/L a 99,3 nmol/L nel gruppo con 1.600 UI e a 120,9 nmol/L nel gruppo con 3.200 UI.
Tuttavia, durante tutto il periodo di osservazione non sono state trovate variazioni significative in altri parametri importanti per il diabete, come:
- livelli di glucosio (zucchero nel sangue);
- livelli di insulina (ormone che regola lo zucchero);
- indice di massa corporea (BMI, un indicatore del peso rispetto all’altezza);
- circonferenza vita.
In conclusione
In persone anziane con livelli già sufficienti di vitamina D per mantenere la salute delle ossa, l’assunzione di vitamina D3 non ha mostrato un beneficio significativo nel ridurre il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.