CardioLink Salute • Contenuti informativi per pazienti
Articolo per pazienti Pubblicato: 20/12/2024 Lettura: ~2 min

Vitamina D3 e rischio di diabete di tipo 2 negli anziani: risultati dello studio FIND

Fonte
Virtanen JK et al. Diabetologia. 2024. doi:10.1007/s00125-024-05824-0.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Martina Chiriacò Aggiornato il 31/01/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Uno studio recente ha esaminato se l'assunzione di vitamina D3 può influenzare il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 nelle persone anziane in buona salute. I risultati aiutano a capire meglio il ruolo della vitamina D3 nella prevenzione di questa malattia.

Che cosa ha studiato lo studio FIND

Lo studio, chiamato Finnish Vitamin D Trial (FIND), ha coinvolto 2.271 persone anziane, di almeno 60 anni per gli uomini e 65 per le donne. Tutti erano in buona salute e senza fattori di rischio importanti per il diabete di tipo 2.

I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi:

  • un gruppo ha ricevuto un placebo, cioè una sostanza senza principio attivo;
  • un gruppo ha assunto 1.600 unità internazionali (UI) di vitamina D3 al giorno;
  • un gruppo ha assunto 3.200 UI di vitamina D3 al giorno.

Cosa è stato osservato durante lo studio

Lo studio è durato in media 4,2 anni. Durante questo periodo, i nuovi casi di diabete di tipo 2 sono stati:

  • 5,0% nel gruppo placebo;
  • 4,2% nel gruppo con 1.600 UI di vitamina D3;
  • 4,7% nel gruppo con 3.200 UI di vitamina D3.

Queste differenze non sono risultate statisticamente significative, cioè non abbastanza forti da poter dire che la vitamina D3 abbia un effetto chiaro sul rischio di diabete.

Altri risultati importanti

In un sottogruppo di 505 partecipanti, i livelli di vitamina D nel sangue sono aumentati dopo 12 mesi di assunzione, passando da una media di 74,5 nmol/L a 99,3 nmol/L nel gruppo con 1.600 UI e a 120,9 nmol/L nel gruppo con 3.200 UI.

Tuttavia, durante tutto il periodo di osservazione non sono state trovate variazioni significative in altri parametri importanti per il diabete, come:

  • livelli di glucosio (zucchero nel sangue);
  • livelli di insulina (ormone che regola lo zucchero);
  • indice di massa corporea (BMI, un indicatore del peso rispetto all’altezza);
  • circonferenza vita.

In conclusione

In persone anziane con livelli già sufficienti di vitamina D per mantenere la salute delle ossa, l’assunzione di vitamina D3 non ha mostrato un beneficio significativo nel ridurre il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Martina Chiriacò

Conversazione interattiva sul contenuto

discussione medico-scientifica con genIA