Che cos'è lo studio SPRINT?
Lo studio SPRINT ha coinvolto oltre 9000 pazienti ipertesi negli Stati Uniti, senza diabete, con età superiore a 50 anni e a rischio di problemi cardiovascolari. L'obiettivo era capire se abbassare la pressione arteriosa sistolica (la pressione quando il cuore batte) sotto i 120 mmHg fosse più efficace rispetto a un valore sotto i 140 mmHg.
I gruppi di trattamento
- Un gruppo ha ricevuto una terapia intensiva per raggiungere una pressione sistolica inferiore a 120 mmHg, usando in media tre farmaci antipertensivi.
- L'altro gruppo ha seguito una terapia standard con un target di pressione inferiore a 140 mmHg, con circa due farmaci antipertensivi.
Risultati principali
- Il gruppo con pressione più bassa ha avuto un rischio ridotto del 25% di eventi gravi come infarto, ictus, insufficienza cardiaca e morte per cause cardiovascolari.
- La mortalità per qualsiasi causa è stata inferiore del 27% nel gruppo con controllo più stretto della pressione.
- Il rischio di morte per malattie cardiovascolari è diminuito del 43%.
Effetti collaterali e rischi
Nonostante i benefici, il gruppo con terapia intensiva ha avuto un aumento di alcuni effetti indesiderati:
- Ipotesione (pressione troppo bassa) nel 2,4% dei pazienti contro l'1,4% del gruppo standard.
- Sincope (svenimenti) nel 2,3% contro l'1,7%.
- Anomalie degli elettroliti (squilibri nei sali minerali nel sangue) nel 3,1% contro il 2,3%.
- Insufficienza renale acuta (danno improvviso ai reni) nel 4,1% contro il 2,5%.
- Un insieme di eventi avversi legati al trattamento è stato più frequente nel gruppo intensivo (4,7% vs 2,5%).
Come è stato condotto lo studio
I pazienti sono stati seguiti per una media di poco più di 3 anni, con controlli regolari ogni tre mesi. Lo studio è stato interrotto prima del previsto perché i risultati hanno mostrato chiaramente un beneficio nel gruppo con pressione più bassa.
In conclusione
Lo studio SPRINT dimostra che mantenere la pressione arteriosa sistolica sotto 120 mmHg in persone con alto rischio cardiovascolare può ridurre significativamente eventi gravi e mortalità. Tuttavia, questo controllo più stretto può aumentare il rischio di alcuni effetti collaterali, perciò è importante un attento monitoraggio medico.