Il lavoro di squadra nella cura dello scompenso cardiaco avanzato
Durante il congresso di Cardiologia del 2015 a Milano, è stato sottolineato quanto sia fondamentale il lavoro in team per la cura dei pazienti con scompenso cardiaco avanzato. Questo significa che medici di diverse specialità, come cardiologi, cardiochirurghi e anestesisti, collaborano insieme unendo le loro competenze specifiche per offrire le migliori cure possibili.
Il concetto di Heart Team è ormai presente nelle linee guida e nella pratica clinica quotidiana, soprattutto per gestire nuove tecniche meno invasive o per migliorare quelle già esistenti. Questo lavoro di squadra è particolarmente importante per i pazienti più complessi, che, nonostante le terapie mediche ottimizzate, possono peggiorare a causa della durata della malattia, dell’età o di altre malattie associate.
Monitoraggio e gestione dei pazienti
La gestione di questi pazienti richiede un controllo regolare e attento durante le visite ambulatoriali. Se le condizioni peggiorano, è importante che il cardiologo invii il paziente a un centro specializzato, dove si possono valutare ulteriori strategie terapeutiche, anche meno convenzionali o meno invasive.
Ad oggi, l’unica terapia in grado di curare definitivamente la malattia cardiaca è il trapianto di cuore. Tuttavia, la disponibilità di organi è limitata, e quindi questa opzione è riservata a pochi pazienti molto critici. Nel 2014 in Italia sono stati eseguiti 226 trapianti, ma solo circa il 65% delle persone in lista d’attesa ha ricevuto un cuore. Durante l’attesa, la mortalità annua è dell’8-9%.
Nuove terapie di supporto
Un’importante novità è rappresentata dai dispositivi di assistenza ventricolare sinistra (LVAD), che aiutano il cuore a pompare il sangue. Questi dispositivi possono essere usati in attesa del trapianto (Bridge To Transplant) o come terapia definitiva quando il trapianto non è possibile (Destination Therapy).
Dati raccolti dall’Ospedale Niguarda di Milano mostrano che i pazienti con LVAD in attesa di trapianto hanno una sopravvivenza ad un anno del 95%. Tuttavia, queste terapie chirurgiche rimangono adatte solo a pazienti con specifiche caratteristiche cliniche.
Approcci meno invasivi: il Mitraclip
Un’altra novità è l’uso del Mitraclip, una procedura per via percutanea (cioè senza aprire il torace) che corregge l’insufficienza mitralica, un problema che spesso accompagna lo scompenso cardiaco avanzato.
I dati finora disponibili, anche se limitati a piccoli gruppi di pazienti, mostrano che questa procedura può migliorare la capacità di fare esercizio e ridurre il numero di ricoveri per peggioramento dello scompenso nei sei mesi successivi. Non è però ancora chiaro se possa ridurre la mortalità o migliorare la funzione cardiaca a lungo termine.
Questi risultati sono importanti perché migliorare la qualità della vita e ridurre i ricoveri è un obiettivo fondamentale sia per i pazienti che per il sistema sanitario.
Il ruolo del cardiologo curante
Nonostante le nuove opzioni terapeutiche, la cura del paziente deve sempre essere guidata dal cardiologo di riferimento. È lui che conosce meglio la storia clinica del paziente, gestisce i controlli e decide quando è il momento di rivolgersi a centri specializzati per valutare altre strategie.
In conclusione
Per i pazienti con scompenso cardiaco avanzato esistono oggi diverse possibilità oltre alla terapia medica, che possono migliorare la qualità della vita e la gestione della malattia. Il lavoro di squadra tra specialisti e il monitoraggio attento sono fondamentali per scegliere il trattamento più adatto. Nuove tecniche meno invasive, come il Mitraclip, e dispositivi di assistenza cardiaca rappresentano importanti strumenti per superare i limiti delle cure tradizionali e offrire speranza anche a chi ha una condizione complessa.