Che cosa è stato studiato
Lo studio ha coinvolto 50 pazienti con scompenso cardiaco di recente diagnosi, cioè con una funzione del cuore ridotta da meno di 30 giorni. Tutti hanno fatto un test cardiorespiratorio per misurare la capacità di esercizio all'inizio (baseline), dopo 6 mesi e dopo 12 mesi.
Come è stata gestita la terapia
I pazienti hanno seguito un programma per ottimizzare la terapia con beta bloccanti, farmaci che aiutano a ridurre la frequenza cardiaca, cioè il numero di battiti al minuto a riposo.
Risultati principali
- La percentuale di pazienti con frequenza cardiaca a riposo inferiore a 70 battiti al minuto è aumentata nel tempo: dal 36% all'inizio, al 70% a 6 mesi e al 62% a 12 mesi.
- La dose di beta bloccanti assunta a 12 mesi era simile tra chi aveva frequenza cardiaca sotto o sopra 70 bpm.
- I pazienti con frequenza cardiaca a riposo inferiore a 70 bpm hanno avuto una riduzione più marcata della frequenza rispetto a chi aveva frequenza superiore a 70 bpm (-17 contro -4 bpm).
- La capacità di esercizio, misurata come VO2 di picco (quantità massima di ossigeno utilizzata durante l'esercizio), era migliore nei pazienti con frequenza cardiaca più bassa (17,5 contro 14,4 ml/kg/min).
- Chi ha ottenuto una riduzione significativa della frequenza cardiaca a riposo ha mostrato anche un miglioramento maggiore della capacità di esercizio.
Cosa significa tutto questo
Controllare bene la frequenza cardiaca a riposo con i beta bloccanti sembra aiutare a migliorare la resistenza fisica nei pazienti con scompenso cardiaco. Tuttavia, non tutti riescono a raggiungere l'obiettivo di frequenza desiderato, anche con un programma attento di aggiustamento della dose.
In conclusione
La terapia con beta bloccanti che riduce la frequenza cardiaca a riposo può migliorare la capacità di esercizio nei pazienti con scompenso cardiaco recente. Un controllo efficace del battito del cuore è associato a una migliore performance fisica, ma raggiungere questo obiettivo non è sempre facile per tutti i pazienti.