Chi è il paziente e quali sono le sue condizioni
Il signor C.C. ha 76 anni ed è in sovrappeso. Soffre di pressione alta e di una condizione chiamata fibrillazione atriale, un tipo di aritmia cardiaca che altera il battito del cuore. Per questa condizione, assumeva un farmaco anticoagulante chiamato dabigatran per prevenire la formazione di coaguli nel sangue.
Che cosa è successo
Circa un anno fa, il signor C.C. è stato ricoverato in ospedale per un improvviso stato di sonnolenza profonda e movimenti involontari alle braccia e alle gambe. Un esame urgente al cervello (TC) ha mostrato un'emorragia, cioè una perdita di sangue all'interno del tessuto cerebrale, in una zona chiamata lobo frontale sinistro. L'emorragia aveva una dimensione di circa 4 centimetri e causava un gonfiore attorno.
Come è stata gestita l'emorragia
- Il trattamento anticoagulante è stato subito sospeso per fermare il sanguinamento.
- È stato somministrato un concentrato protrombinico, un medicinale che aiuta a fermare l'emorragia.
- Non è stato necessario un intervento chirurgico per drenare il sangue.
- Nei giorni successivi, le condizioni neurologiche del paziente sono migliorate e l'emorragia si è ridotta.
- Il paziente è stato dimesso dopo circa due settimane, con segni neurologici completamente scomparsi.
La gestione della terapia dopo l'emorragia
Nonostante la necessità di prevenire i coaguli a causa della fibrillazione atriale, la terapia anticoagulante non è stata ripresa perché l'emorragia si trovava in una zona del cervello (sede lobare) che aumenta il rischio di nuove emorragie. Invece, è stata eseguita una procedura chiamata chiusura percutanea dell’auricola sinistra, una parte del cuore dove spesso si formano coaguli in questi pazienti. Questa procedura riduce il rischio di ictus senza dover usare anticoagulanti.
Il follow-up e la terapia attuale
- Dopo la procedura, il paziente ha assunto aspirina a basso dosaggio per tre mesi, un farmaco che aiuta a prevenire la formazione di coaguli in modo meno aggressivo rispetto agli anticoagulanti.
- Controlli successivi hanno mostrato una buona posizione della protesi nel cuore e nessuna formazione di coaguli.
- La pressione arteriosa del paziente è ora ben controllata con diversi farmaci.
Informazioni importanti sul rischio e la prognosi
- Le emorragie cerebrali durante l’uso di anticoagulanti non basati sulla vitamina K (come il dabigatran) tendono ad avere una prognosi migliore rispetto a quelle con warfarin, un anticoagulante più vecchio.
- La ripresa della terapia anticoagulante dopo un’emorragia cerebrale è spesso possibile solo se l’emorragia si trova in zone profonde del cervello e non lobari, per ridurre il rischio di nuove emorragie.
- Il rischio di avere un nuovo ictus tromboembolico (causato da coaguli) è alto in questi pazienti, ma la terapia anticoagulante aumenta anche il rischio di nuove emorragie.
- La chiusura dell’auricola sinistra è una valida alternativa per proteggere dal rischio di ictus senza aumentare troppo il rischio di sanguinamenti.
In conclusione
Il caso del signor C.C. mostra come, in presenza di un'emorragia cerebrale benigna ma con un rischio elevato di nuove emorragie, la sospensione degli anticoagulanti e l’uso di una procedura alternativa come la chiusura dell’auricola sinistra possono essere scelte efficaci per proteggere il paziente dal rischio di ictus, mantenendo un buon equilibrio tra benefici e rischi.