Che cosa è stato studiato
I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 79.000 persone di almeno 80 anni con ipertensione, ma senza altre gravi malattie come demenza, cancro o problemi cardiaci gravi. Hanno seguito queste persone per quasi 12 anni, raccogliendo informazioni sulla loro pressione sanguigna e su eventi come infarti, ictus, insufficienza cardiaca, fratture e decessi.
I risultati principali
- La relazione tra pressione arteriosa sistolica (la pressione quando il cuore batte) e rischio di morte ha una forma a "U". Questo significa che sia valori troppo bassi che troppo alti sono associati a un rischio maggiore.
- Il rischio più basso di morte si è osservato in chi aveva una pressione sistolica intorno a 150 mmHg.
- Le persone con pressione sistolica sotto 135 mmHg avevano un rischio di morte più alto rispetto a quelle con pressione intorno a 150 mmHg.
- In particolare, valori sotto 125 mmHg erano collegati a un aumento del rischio di insufficienza cardiaca.
- Pressioni sistoliche molto elevate, sopra 164 mmHg, erano associate a un aumento del rischio di morte per problemi cardiovascolari e di ictus.
- Non è stata trovata alcuna relazione tra la pressione sistolica e il rischio di fratture da fragilità.
Cosa significa tutto questo
Per le persone anziane con ipertensione, mantenere una pressione sistolica intorno a 150 mmHg può essere più sicuro rispetto a valori molto bassi o molto alti. Questo perché con l'età il corpo cambia e una pressione troppo bassa può causare problemi, come un aumento del rischio di insufficienza cardiaca.
In conclusione
In sintesi, questo studio suggerisce che negli anziani ipertesi sopra gli 80 anni, una pressione arteriosa sistolica intorno a 150 mmHg è associata a un rischio di mortalità più basso. È importante considerare che valori troppo bassi o troppo alti possono aumentare il rischio di problemi di salute.