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Articolo per pazienti Pubblicato: 13/06/2016 Lettura: ~3 min

Studio pilota PAP-teleHF: monitoraggio della pressione nell’arteria polmonare per la telemedicina nello scompenso cardiaco

Fonte
47° Congresso Nazionale ANMCO, Rimini, 2-4 giugno 2016.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Gemma Salerno Aggiornato il 04/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Questo studio esplora un nuovo modo di monitorare i pazienti con scompenso cardiaco cronico, utilizzando un sensore impiantabile che misura la pressione nell’arteria polmonare. L’obiettivo è migliorare la cura attraverso la telemedicina, permettendo un controllo più preciso e tempestivo della malattia.

Che cos’è il monitoraggio della pressione nell’arteria polmonare

La pressione nell’arteria polmonare (PAP) è un parametro importante per capire come sta funzionando il cuore nei pazienti con scompenso cardiaco cronico. Misurare direttamente questa pressione è considerato il metodo migliore per valutare lo stato del cuore e dei polmoni.

Lo studio PAP-TeleHF

Lo studio PAP-TeleHF ha iniziato nel 2015 l’uso di un sensore chiamato CardioMems™, impiantato nell’arteria polmonare, per monitorare quotidianamente la pressione. Questo studio, svolto in un solo centro, ha tre obiettivi principali:

  • Integrare il monitoraggio della pressione con un programma di telemedicina già esistente per lo scompenso cardiaco.
  • Sviluppare metodi per riconoscere i segni di congestione polmonare combinando i dati del sensore con i sintomi del paziente e altre informazioni da dispositivi impiantabili.
  • Valutare i costi legati a questo tipo di monitoraggio.

Come si è svolto lo studio

Lo studio si divide in tre fasi:

  1. Osservazione: nei primi 3 mesi dopo l’impianto del sensore, né il paziente né il medico vedevano i dati della pressione, e la cura seguiva le linee guida standard.
  2. Titolazione: in questa fase, i dati del sensore venivano usati insieme ad altre informazioni per ottimizzare la terapia, cercando di mantenere la pressione entro valori ideali o stabili.
  3. Stabilità: durata un anno, durante la quale si continuava la terapia ottimizzata e si valutavano i risultati finali.

Chi ha partecipato allo studio

I pazienti inclusi avevano:

  • Scompenso cardiaco cronico di grado avanzato (classificazione NYHA III o IV) da almeno 6 mesi.
  • Almeno un episodio di scompenso acuto nell’anno precedente.
  • Una funzione cardiaca ridotta (frazione di eiezione ≤ 40%).
  • Un dispositivo impiantato per il controllo del cuore (ICD o CRT-D).
  • Un’arteria polmonare di dimensioni adatte per l’impianto del sensore.

Non potevano partecipare pazienti con alcune condizioni particolari, come problemi di coagulazione, insufficienza renale grave, recenti infarti o ictus, o obesità.

Risultati preliminari

Finora, 10 pazienti (tutti uomini, età media 69 anni) hanno ricevuto il sensore senza complicazioni durante o dopo l’impianto. Tutti sono stati dimessi il giorno successivo e sono riusciti a inviare quotidianamente i dati dal proprio domicilio. La qualità delle trasmissioni è stata molto buona (96%).

Durante la fase di ottimizzazione della terapia, i dati del sensore hanno permesso di modificare la cura in media circa 5 volte al mese per paziente. Un paziente è purtroppo deceduto dopo 4 mesi a causa di scompenso cardiaco grave.

In conclusione

L’impianto del sensore CardioMems™ è una procedura sicura e ben tollerata dai pazienti. Il monitoraggio quotidiano fornisce dati di buona qualità che possono aiutare a migliorare la terapia dello scompenso cardiaco. Sono comunque necessari studi più ampi per confermare questi risultati e valutare l’efficacia del sistema su un numero maggiore di pazienti.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Gemma Salerno

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