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Articolo per pazienti Pubblicato: 31/08/2016 Lettura: ~2 min

Studio REM-HF: più trasmissioni remote non migliorano la salute dei pazienti con scompenso cardiaco

Fonte
Congresso ESC 2016, Roma.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Valentina Schirripa Aggiornato il 04/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Lo scompenso cardiaco è una condizione che richiede un attento monitoraggio per prevenire complicazioni. Oggi molti dispositivi impiantabili possono trasmettere dati a distanza al medico curante. Uno studio importante ha valutato se aumentare la frequenza di queste trasmissioni possa aiutare davvero i pazienti. Scopriamo insieme i risultati in modo chiaro e semplice.

Che cosa sono i dispositivi impiantabili e il monitoraggio remoto

Alcuni dispositivi medici, come il defibrillatore impiantabile (ICD), il pacemaker (PMK) e il loop recorder, vengono inseriti nel corpo per aiutare a controllare il cuore. Questi dispositivi possono registrare eventi anomali del ritmo cardiaco e inviare queste informazioni al medico tramite internet o telefono.

Lo studio REM-HF

Durante il congresso europeo di cardiologia ESC 2016 a Roma, sono stati presentati i risultati di uno studio chiamato REM-HF. Questo studio ha coinvolto 1.650 pazienti con scompenso cardiaco, seguiti in 9 ospedali nel Regno Unito. Tutti avevano uno di questi dispositivi impiantabili.

I pazienti sono stati divisi in due gruppi:

  • Gruppo con follow-up tradizionale (TFU): trasmettevano i dati ogni 3-6 mesi.
  • Gruppo con monitoraggio remoto intensivo (RM): trasmettevano i dati ogni settimana.

I risultati dello studio

Dopo circa 2 anni e 8 mesi di osservazione, non sono state trovate differenze importanti tra i due gruppi per quanto riguarda:

  • Il numero di morti.
  • Le ospedalizzazioni per problemi cardiaci.

In altre parole, inviare più spesso i dati non ha portato a risultati migliori per la salute dei pazienti.

Commento degli esperti

Il dottor Martin R. Cowie, uno dei ricercatori dello studio, ha spiegato che l'idea "più dati = migliori risultati" non è sempre corretta. Se i pazienti sono già ben curati e controllano bene i loro sintomi, aumentare la frequenza delle trasmissioni non porta benefici aggiuntivi rispetto alle cure standard.

In conclusione

Lo studio REM-HF mostra che, per i pazienti con scompenso cardiaco già seguiti con attenzione, aumentare la frequenza delle trasmissioni dei dati da dispositivi impiantabili non migliora la loro salute o riduce il rischio di ospedalizzazione. Questo suggerisce che un monitoraggio remoto più intenso non è sempre necessario quando la cura è già efficace.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Valentina Schirripa

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