Che cosa sono i dispositivi impiantabili e il monitoraggio remoto
Alcuni dispositivi medici, come il defibrillatore impiantabile (ICD), il pacemaker (PMK) e il loop recorder, vengono inseriti nel corpo per aiutare a controllare il cuore. Questi dispositivi possono registrare eventi anomali del ritmo cardiaco e inviare queste informazioni al medico tramite internet o telefono.
Lo studio REM-HF
Durante il congresso europeo di cardiologia ESC 2016 a Roma, sono stati presentati i risultati di uno studio chiamato REM-HF. Questo studio ha coinvolto 1.650 pazienti con scompenso cardiaco, seguiti in 9 ospedali nel Regno Unito. Tutti avevano uno di questi dispositivi impiantabili.
I pazienti sono stati divisi in due gruppi:
- Gruppo con follow-up tradizionale (TFU): trasmettevano i dati ogni 3-6 mesi.
- Gruppo con monitoraggio remoto intensivo (RM): trasmettevano i dati ogni settimana.
I risultati dello studio
Dopo circa 2 anni e 8 mesi di osservazione, non sono state trovate differenze importanti tra i due gruppi per quanto riguarda:
- Il numero di morti.
- Le ospedalizzazioni per problemi cardiaci.
In altre parole, inviare più spesso i dati non ha portato a risultati migliori per la salute dei pazienti.
Commento degli esperti
Il dottor Martin R. Cowie, uno dei ricercatori dello studio, ha spiegato che l'idea "più dati = migliori risultati" non è sempre corretta. Se i pazienti sono già ben curati e controllano bene i loro sintomi, aumentare la frequenza delle trasmissioni non porta benefici aggiuntivi rispetto alle cure standard.
In conclusione
Lo studio REM-HF mostra che, per i pazienti con scompenso cardiaco già seguiti con attenzione, aumentare la frequenza delle trasmissioni dei dati da dispositivi impiantabili non migliora la loro salute o riduce il rischio di ospedalizzazione. Questo suggerisce che un monitoraggio remoto più intenso non è sempre necessario quando la cura è già efficace.